NON LASCIAMO CHE IL MERCATO CI METTA «FUORI MODA»

Lucia Bellaspiga, inviata di Avvenire a Dublino, 22 agosto 2018

“Sono arrivato a mezzanotte a Dublino e alle tre di questa mattina in hotel è suonato l’allarme antincendio… mi scuserete se sembro addormentato, ma se non mi getterete via sarete misericordiosi – ha esordito il cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, a Dublino per l’incontro mondiale delle famiglie -: sceglierete la vita e non lo scarto”. Una battuta, certo, ma utile per introdurre una profonda riflessione su quanto, senza che nemmeno più ce ne accorgiamo, accade oggi nel mondo: “Questa cultura dello scarto, di cui Francesco ci parla fin da quando è stato eletto sul soglio pontificio, non è una sua invenzione ma ha radici antiche, dagli anni ’30 del secolo scorso, quando, dopo la grande recessione che investì anche gli Stati Uniti, i prodotti furono costruiti in modo da rompersi presto” (…) “Anche se la nostra auto andava ancora benissimo, ci convincevano che ormai era obsolescente, antiquata, fuori moda, che insomma dovevamo cambiarla. Ci convinsero a sentirci insoddisfatti” (…) Se ciò in ambito economico funzionava, i guai grossi cominciarono quando l’obsolescenza programmata migrò dal campo delle automobili o delle lavatrici “permeando tutta la cultura, influenzando anche i valori e le priorità, i modi di vedere il creato e gli esseri umani” (…) “Dobbiamo ora farci un esame di coscienza – ha chiesto Tagle –: anche noi siamo nati e cresciuti in un mondo che conosce solo la cultura dello scarto e con questo stiamo uccidendo la nostra salute, il nostro benessere, la nostra mentalità (…) “Secondo questa cultura, anche il vostro coniuge a un certo punto è colpito da obsolescenza programmata e può essere sostituito… nel certificato di matrimonio dovremmo includere una data di scadenza. Rido, ma sta accadendo e la cosa è grave”. Due i testi di Francesco che, ha insistito più volte il cardinale Tagle, pur partendo da punti di vista diversi confluiscono in un’unica conclusione: la Laudato si’ , “dedicata alla cura della nostra casa comune”, e la Amoris Laetitia, “esortazione sull’amore nella famiglia” (…) Si è commosso alle lacrime citando un aneddoto autobiografico. Era il 1973 quando i suoi genitori gli regalarono l’orologio che anche oggi aveva al polso, era il dono per la maturità. “Eminenza, lei è un museo ambulante, lo butti via, ora è cardinale, merita di più”, si sente spesso dire. “Ma questo non è un oggetto, questo orologio ha un volto, i miei genitori si sono indebitati per potermi fare un regalo, non sarà mai obsolescente perché ha il volto dell’amore di mio padre e mia madre. Che quando me lo vedono addosso sono felici e che domenica compiranno 62 anni di matrimonio”. (…) “Francesco ci invita a una conversione personale, cambiamo il nostro cuore, torniamo alle radici della nostra spiritualità, a Gesù, alla testimonianza dei santi, concentriamoci sui rapporti piuttosto che sulle utilità”. Non ci viene chiesto di salvare il mondo, ma di compiere gesti minimi, “passiamo dallo scarto alla cura, riempiamo il mondo di piccoli gesti di bontà, basterà