FEDE e FANTASIA

Gli auguri del vescovo Claudio

C’è chi sta “aspettando che passi” per tornare a essere quel che eravamo prima. Altri vanno dicendo: “D’ora in poi cambierà tutto”. Io penso che non dipenda dal Coronavirus ma da noi, quel che succederà. Se di fronte a questa tragedia non avremo la forza di cambiare noi stessi, il nostro cuore e il nostro modo di pensare, tutto sarà stato inutile. Se torneremo a pensarci come “gli occidentali” contrapposti al resto del mondo, come individui ognuno per conto suo, se non sapremo dare spazio a quei valori che pure abbiamo visto tanto forti nell’emergenza, la solidarietà, l’altruismo, la generosità, a cosa sarà servito tanto dolore? Ecco lo spazio straordinario che vedo emergere per il Vangelo, per l’annuncio della fede, se noi cristiani sapremo davvero “stare dentro” questo tempo con l’intelligenza, la fantasia, l’energia che il Signore ci dona. Ma non per ritornare al passato… oggi è tempo di sognare, e di iniziare a costruire una Chiesa nuova. E una società nuova. Certo, in queste settimane sento quanto manchi la vita comunitaria. Manca a me per primo, che in questi anni ho tanto insistito sull’idea di comunità, sul valore della fraternità da sperimentare innanzitutto con quanti vivono accanto a noi. Però questo isolamento forzato ci aiuta a mettere in luce un aspetto che viene ancora prima della comunità: la nostra personale adesione al Vangelo. Cosa vuol dire essere credenti, quando non c’è la messa la domenica, non ci sono centri parrocchiali, associazioni, spazi d’incontro, scuole, catechismo a cui partecipare? Quale spazio ha davvero nella nostra vita quel Dio “che vede nel segreto”? È da qui che mi piacerebbe avessimo la forza di ripartire.