CHIESA MISSIONARIA, TESTIMONE DI MISERICORDIA

Cari fratelli e sorelle, il Giubileo Straordinario della Misericordia, che la Chiesa sta vivendo, offre una luce particolare anche alla Giornata Missionaria Mondiale del 2016: ci invita a guardare alla missione ad gentes come una grande, immensa opera di misericordia sia spirituale che materiale. In effetti, in questa Giornata Missionaria Mondiale, siamo tutti invitati ad “uscire”, come discepoli missionari, ciascuno mettendo a servizio i propri talenti, la propria creatività, la propria saggezza ed esperienza nel portare il messaggio della tenerezza e della compassione di Dio all’intera famiglia umana. In forza del mandato missionario, la Chiesa si prende cura di quanti non conoscono il Vangelo, perché desidera che tutti siano salvi e giungano a fare esperienza dell’amore del Signore. Essa «ha la missione di annunciare la misericordia di Dio, cuore pulsante del Vangelo» (Bolla Misericordiae Vultus, 12) e di proclamarla in ogni angolo della terra, fino a raggiungere ogni donna, uomo, anziano, giovane e bambino. (…) In molti luoghi l’evangelizzazione prende avvio dall’attività educativa, alla quale l’opera missionaria dedica impegno e tempo, come il vignaiolo misericordioso del Vangelo (cfr Lc 13,7-9; Gv 15,1), con la pazienza di attendere i frutti dopo anni di lenta formazione; si generano così persone capaci di evangelizzare e di far giungere il Vangelo dove non ci si attenderebbe di vederlo realizzato. La Chiesa può essere definita “madre” anche per quanti potranno giungere un domani alla fede in Cristo. Auspico pertanto che il popolo santo di Dio eserciti il servizio materno della misericordia, che tanto aiuta ad incontrare e amare il Signore i popoli che ancora non lo conoscono. La fede infatti è dono di Dio e non frutto di proselitismo; cresce però grazie alla fede e alla carità degli evangelizzatori che sono testimoni di Cristo. Nell’andare per le vie del mondo è richiesto ai discepoli di Gesù quell’amore che non misura, ma che piuttosto tende ad avere verso tutti la stessa misura del Signore; annunciamo il dono più bello e più grande che Lui ci ha fatto: la sua vita e il suo amore.
Francesco

Dal Vaticano, 15 maggio 2016, Solennità di Pentecoste.

DA ASSISI L’APPELLO PER LA PACE

Un impegno forte, formale, dei leader delle religioni. Un appello ai cuori di tutti, credenti e non solo, affinché la sete di pace si traduca in azioni concrete. Come ogni anno, anche stasera ad Assisi l’incontro di preghiera promosso della Comunità di Sant’Egidio si è chiuso con la firma dell’Appello per la Pace. Questi i passi salienti. LO SPIRITO CHE CI ANIMA – Realizzare l’incontro nel dialogo – «Da quell’evento storico (il primo incontro per la pace voluto da san Giovanni Paolo II nel 1986, ndr), si è avviato un lungo pellegrinaggio che, toccando molte città del mondo, ha coinvolto tanti credenti nel dialogo e nella preghiera per la pace; ha unito senza confondere, dando vita a solide amicizie interreligiose e contribuendo a spegnere non pochi conflitti. Questo è lo spirito che ci anima: realizzare l’incontro nel dialogo, opporsi a ogni forma di violenza e abuso della religione per giustificare la guerra e il terrorismo». LA PACE È IL NOME DI DIO – La guerra in nome della religione diventa una guerra alla religione stessa. – «Riconosciamo la necessità di pregare costantemente per la pace, perché la preghiera protegge il mondo e lo illumina. La pace è il nome di Dio. Chi invoca il nome di Dio per giustificare il terrorismo, la violenza e la guerra, non cammina sulla Sua strada: la guerra in nome della religione diventa una guerra alla religione stessa». NO ALLA GUERRA! – Imploriamo i Responsabili delle Nazioni – «Diciamo con forza: No alla guerra! Non resti inascoltato il grido di dolore di tanti innocenti. Imploriamo i Responsabili delle Nazioni perché siano disinnescati i moventi delle guerre: l’avidità di potere e denaro, la cupidigia di chi commercia armi, gli interessi di parte, le vendette per il passato». NULLA È IMPOSSIBILE – Se ci rivolgiamo a Dio nella preghiera – Si apra finalmente un nuovo tempo. Si attui la responsabilità di costruire una pace vera. Nulla è perso, praticando effettivamente il dialogo. Niente è impossibile se ci rivolgiamo a Dio nella preghiera. Tutti possono essere artigiani di pace».

Umberto Folena;

Avvenire; 20 settembre 2016

… IN QUESTA SOSTA CHE LA RINFRANCA

Gli orientamenti pastorali per i prossimi mesi
Nel sito della Diocesi di Padova si possono trovare tutti i materiali degli orientamenti pastorali per i prossimi mesi. Il titolo è preso da un testo della liturgia della Messa. Negli ultimi anni sono state iniziate delle cose nuove in tutte le parrocchie della diocesi ed è importante consolidare quanto si sta facendo. Sono in particolare tre le attenzioni principali. 1. Innanzitutto il nuovo percorso per diventare cristiani rivolto a ragazzi e genitori. Questo cambiamento si chiama con il nome tecnico di INIZIAZIONE CRISTIANA. Il catechismo tradizionale in pochi anni scomparirà, come anche la Prima Confessione, la Prima Comunione … Sono invece iniziati gli incontri insieme per genitori e ragazzi, nuove celebrazioni, una nuova comprensione dei sacramenti. Tutte le parrocchie sono chiamate a cambiare il loro stile di essere comunità che educa alla fede. 2. La seconda attenzione è alle nuove generazioni. La “Messa dei bambini” è finita già da molti anni e la presenza di ragazzi, adolescenti e persone sotto i cinquant’anni nelle attività parrocchiali e nelle Messe è molto scarsa ovunque. Nel libretto degli orientamenti c’è una pagina così intitolata: IN ASCOLTO DELLE NUOVE GENERAZIONI, UNA PAGINA BIANCA. C’è fisicamente una pagina bianca tutta da scrivere! Cosa pensano le comunità cristiane dell’assenza di adolescenti e giovani a Messa? Quali cambiamenti dovremmo avere il coraggio di fare? 3. La terza attenzione è al TERRITORIO. Le parrocchie sono chiamate a guardarsi attorno, ad aprire gli occhi, a collaborare, a condividere pensieri e iniziative. Molti preti sono già parroci di una, due, tre, quattro parrocchie … Le strutture costruite decenni fa sono da ripensare e le proposte pastorali dovrebbero aggiornarsi. Ecco l’attenzione al mondo che abitiamo che è quello del 2016, molto diverso da quello del 1970 o del 1995. Ogni età della vita ha bisogno di aggiornamento, ecco l’invito a tutte le parrocchie.

LA SANTITÀ DEGLI UMILI CHE EMERGE DALLA TRAGEDIA

Scorrono immagini, su internet, sulle pagine dei giornali, in televisione, il quadro della tragedia è osservato, lucidamente, passionalmente, da ogni angolo. (…) In questo fiume di immagini e parole, una domanda: ma da dove viene questa gente qui? (…) Come fanno a essere così caldi e nello stesso tempo sobri, stoici, a soffrire e controllare il dolore per resistere alla morte, alla cecità del sisma, alla faccia crudele e disperante del mistero magico del mondo? Poi il padre di Giorgia. Abbiamo visto lei, in braccio a quello che correttamente il telecronista definisce suo soccorritore, ma che noi sappiamo suo salvatore. (…) simbolo di vita che continua. E il padre, intervistato subito dopo, lacrime trattenute, dolore intenso e composto, ringrazia il destino che gli ha salvato la vita della figlia. (…): Qualcuno ci protegge, lassù. ‘Le protegge’. Protegge tutte e due, sta quindi inequivocabilmente sentendo. Quella che miracolosamente è stata salvata e quella che se ne è andata. Il vivo e il morto. Sono confuso, e meravigliato per come, in una tragedia e nel pianto, guardando un tg, all’improvviso ci appaia, mite e lampante, l’eroismo e la santità degli umili.

Avvenire; Roberto Mussapi; 26 agosto 2016

LA CARICA DI DUE MILIONI DI BAMBINI

Ottomila strutture coinvolte, due milioni di bambini e adolescenti iscritti, oltre 350mila volontari e animatori impegnati: ecco l’oratorio estivo 2016. «Una vera casa aperta a tutti, in cui imparare a conoscersi e a stimarsi» spiega don Riccardo Pascolini, presidente nazionale del Forum Oratori italiani (Foi). E, in effetti, quello che da alcuni decenni era un appuntamento fisso per i bambini e le bambine che durante l’anno avevano seguito il catechismo in parrocchia, con il passare del tempo è diventato, anche, un’esperienza per imparare a vivere con gli altri, soprattutto quando questi «altri» sono di una nazionalità straniera e professano un’altra religione. Una risposta anche sociale. Come detto l’oratorio estivo nel corso dei decenni ha assunto sempre più caratteristiche differenti (…) nel territorio, da parte delle famiglie, vi è una richiesta di risposte concrete alla “gestione” dei figli una volta terminata la scuola (…) Ma in gioco vi è anche la capacità di aiutare le giovani generazioni a vivere nel mondo capaci di accogliere e rispettare tutti. Caratteristiche quanto mai necessarie in questi tempi difficili per l’accoglienza. «Ogni giorno gli oratori aprono le proprie strutture a bambini e ragazzi, senza distinzioni di età, estrazione sociale, etnia, lingua o religione – sottolineano al Foi – proponendo progetti educativi a vari livelli e fornendo una risposta affidabile alle sempre più pressanti richieste di aiuto e sostegno». Una scuola di vita per gli animatori. Sono oltre 350mila, tra giovani e adulti. Sono l’anima e le gambe per far procedere gli oratori estivi. Ne sono testimonianza i periodi di formazione e i corsi che durante i mesi invernali vengono organizzati proprio per insegnare ai futuri animatori degli oratori estivi a saper diventare «guide» e «testimoni» credibili di un percorso ricco di valori e umanità. Dunque, non semplice sorveglianza, ma capacità di coinvolgere, far giocare, saper stare insieme. Questi sono i segni di quanto l’oratorio estivo (o invernale) sia sempre di più un’occasione di crescita umana. Per tutti. Da Avvenire, 15 giugno 2016, Enrico Lenzi

TUTTI PREGANO CON I GRANI

La scoperta di un filo rosso che collega le pratiche di preghiera in varie parti del mondo, che si concretizza in oggetti simili nelle principali religioni, è alla base di una riuscita mostra alla Reggia di Venaria Reale (TO), conclusasi il 23 agosto scorso, (…) Il tratto comune (il filo rosso) di cui parliamo è la presenza di una corona di grani che accompagna le preghiere di religioni diverse. Questa scoperta induce a pensare che, quando la gente prega, lo fa in modo molto simile nelle pratiche, realizzando un sogno che sembra irraggiungibile per il nostro mondo preoccupato dai conflitti religiosi. E questo si accompagna alla constatazione che l’umanità prega perché cerca la divinità nella vita di ogni giorno e perché i fatti quotidiani devono essere investiti da un senso: la nascita, le fasi di passaggio, la morte, il collegamento tra questa esistenza e un’altra. (…) Per un verso il cerchio dei grani è la sostituzione del rituale viaggio intorno a un luogo fisico (montagna o fiume), rappresenta un pellegrinaggio che si opera restando fermi. (…) L’altro elemento associato al cerchio di grani è quello della ripetizione, che sottolinea “l’insistenza” con cui l’orante si rivolge alla divinità. Un’insistenza che, quando viene esercitata con devozione, non si trasforma in supplica timorosa, ma in un «cerchio delle ripetizioni felici». La ripetizione delle formule con cui ci si indirizza nella preghiera, da un lato, ribadisce la creazione di un tempo continuo nuovo, dall’altro, indica l’efficacia che si attribuisce all’orazione: pregare con insistenza porta l’orante al miglioramento, all’ascesi, alla guarigione. (…) Pregare non è soltanto la manifestazione episodica di una urgenza, ma una costellazione di gesti, parole, suoni, canti. Non è quindi il disperato rivolgersi alla divinità, ma un’arte quotidiana del vivere, una cultura nel senso proprio dell’antropologia. La mostra di Venaria Reale e i testi che l’accompagnano ci dicono dunque della normalità della preghiera e della sua universalità.
(La Cecla F. – Scaraffia L. (a cura), Pregare, un’esperienza umana – L’incontro con il divino nelle culture del mondo, Vita &Pensiero, Milano 2015, pp. 214)