SPERANZA, DISCERNIMENTO, VOCAZIONE: LE PAROLE CHIAVE DEL SINODO DEI GIOVANI

(Avvenire; Mimmo Muolo; 19 giugno 2018)

Un’altra parola cardine, anzi quella centrale nel tema del Sinodo, citata abbondantemente nel corso della Conferenza stampa è stata la «vocazione». Don Rossano Sala, uno dei segretari speciali di questo Sinodo, ha sottolineato: «Una delle grandi debolezze della nostra pastorale oggi risiede nel pensare la “vocazione” secondo una visione ristretta, che riguarderebbe solo le vocazioni al ministero e alla vita consacrata. La perdita della cultura vocazionale ci ha fatto precipitare in una società “senza legami” e “senza qualità”. Secondo la visione cristiana dell’uomo, la questione riguardante l’identità e l’unità della persona può avere solamente una risposta vocazionale. Se manca la dinamica vocazionale non ci può che essere una personalità frammentata, caotica, confusa e informe. Invece è da riconoscere che la vocazione è la parola di Dio per me, unica, singolare, insostituibile, che offre consistenza, solidità, senso e missione, all’esistenza di ciascuno». Risulta dunque «evidente – ha concluso il salesiano – che solo all’interno di una rinnovata e condivisa “cultura vocazionale” che valorizza ogni tipo di chiamata trova senso l’impegno specifico per la cura delle vocazioni “di speciale consacrazione”».

NON LASCIAMO CHE IL MERCATO CI METTA «FUORI MODA»

Lucia Bellaspiga, inviata di Avvenire a Dublino, 22 agosto 2018

“Sono arrivato a mezzanotte a Dublino e alle tre di questa mattina in hotel è suonato l’allarme antincendio… mi scuserete se sembro addormentato, ma se non mi getterete via sarete misericordiosi – ha esordito il cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, a Dublino per l’incontro mondiale delle famiglie -: sceglierete la vita e non lo scarto”. Una battuta, certo, ma utile per introdurre una profonda riflessione su quanto, senza che nemmeno più ce ne accorgiamo, accade oggi nel mondo: “Questa cultura dello scarto, di cui Francesco ci parla fin da quando è stato eletto sul soglio pontificio, non è una sua invenzione ma ha radici antiche, dagli anni ’30 del secolo scorso, quando, dopo la grande recessione che investì anche gli Stati Uniti, i prodotti furono costruiti in modo da rompersi presto” (…) “Anche se la nostra auto andava ancora benissimo, ci convincevano che ormai era obsolescente, antiquata, fuori moda, che insomma dovevamo cambiarla. Ci convinsero a sentirci insoddisfatti” (…) Se ciò in ambito economico funzionava, i guai grossi cominciarono quando l’obsolescenza programmata migrò dal campo delle automobili o delle lavatrici “permeando tutta la cultura, influenzando anche i valori e le priorità, i modi di vedere il creato e gli esseri umani” (…) “Dobbiamo ora farci un esame di coscienza – ha chiesto Tagle –: anche noi siamo nati e cresciuti in un mondo che conosce solo la cultura dello scarto e con questo stiamo uccidendo la nostra salute, il nostro benessere, la nostra mentalità (…) “Secondo questa cultura, anche il vostro coniuge a un certo punto è colpito da obsolescenza programmata e può essere sostituito… nel certificato di matrimonio dovremmo includere una data di scadenza. Rido, ma sta accadendo e la cosa è grave”. Due i testi di Francesco che, ha insistito più volte il cardinale Tagle, pur partendo da punti di vista diversi confluiscono in un’unica conclusione: la Laudato si’ , “dedicata alla cura della nostra casa comune”, e la Amoris Laetitia, “esortazione sull’amore nella famiglia” (…) Si è commosso alle lacrime citando un aneddoto autobiografico. Era il 1973 quando i suoi genitori gli regalarono l’orologio che anche oggi aveva al polso, era il dono per la maturità. “Eminenza, lei è un museo ambulante, lo butti via, ora è cardinale, merita di più”, si sente spesso dire. “Ma questo non è un oggetto, questo orologio ha un volto, i miei genitori si sono indebitati per potermi fare un regalo, non sarà mai obsolescente perché ha il volto dell’amore di mio padre e mia madre. Che quando me lo vedono addosso sono felici e che domenica compiranno 62 anni di matrimonio”. (…) “Francesco ci invita a una conversione personale, cambiamo il nostro cuore, torniamo alle radici della nostra spiritualità, a Gesù, alla testimonianza dei santi, concentriamoci sui rapporti piuttosto che sulle utilità”. Non ci viene chiesto di salvare il mondo, ma di compiere gesti minimi, “passiamo dallo scarto alla cura, riempiamo il mondo di piccoli gesti di bontà, basterà

BASTA BUFALE.

Ecco cosa fa la Chiesa italiana per i migranti.

Avvenire; Paolo Lambruschi; Giovedì 12 luglio 2018

(…) Quanta strada è stata fatta da quando il Papa nel 2015, anno del boom di arrivi sulla rotta balcanica, lanciò l’appello alle comunità cristiane ad accogliere una famiglia in ogni parrocchia.

Stando all’ultimo monitoraggio della Cei, che risale alla primavera del 2017, erano state accolte circa 25 mila persone in 136 diocesi sulle 220 esistenti vale a dire circa il 60%. Perlopiù l’accoglienza cattolica finora ha supportato il sistema dei Cas, i prefettizi Centri di accoglienza straordinaria, e per il 16% è entrata nel sistema Sprar gestito dal Viminale con i Comuni. Le strutture utilizzate sono in genere canoniche, seminari, strutture ecclesiali, ma anche episcopi. «Casa loro», insomma. Da notare che oltre 2.700 persone in parrocchia – più o meno l’equivalente di quanti stanno nello Sprar – e 500 in famiglia risultavano accolte fuori dal sistema pubblico. Ossia con tutti i crismi della legalità, ma con fondi ecclesiali. Il monitoraggio 2018 è in corso e i dati verranno divulgati in autunno.

Da aggiungere al numero delle persone accolte i circa 2.000 profughi giunti in tre anni con i corridoi umanitari ideati dalla Comunità di Sant’Egidio e aperti, in accordo col Governo. (…) Prima si sono sviluppati quelli dal Medio Oriente (…) Poi quelli con la Cei dal Corno d’Africa (…). Oltre a loro (…) sono stati evacuati (…) 300 profughi detenuti nelle galere libiche, accolti a loro volta dalle Caritas diocesane. Per quanto riguarda i corridoi umanitari la formula scelta da Caritas italiana e Migrantes, i due organismi Cei coinvolti, è quella dell’accoglienza diffusa, vale a dire famiglie o singoli accolti in case della diocesi e di organizzazioni cattoliche e seguiti da volontari con una famiglia tutor. I costi sono a carico della Chiesa. (…)

(…) Questa almeno è la scelta di quella parte del nostro Paese che preferisce i fatti concreti agli insulti e agli schiamazzi.

“COME STATE?”

Lettera di indizione della Visita pastorale del vescovo Claudio alla Chiesa di Padova.

Carissime comunità parrocchiali, carissimi fratelli e sorelle, nel mio primo saluto, il giorno dell’ingresso a Padova, nell’ottobre 2015, vi chiedevo: “Come state?”. Questa espressione, di fatto quotidiana e immediata, intendeva comunicarvi fin da subito un desiderio di familiarità. In questi mesi, davvero intensi, ho avuto modo di iniziare a conoscere la ricchezza e la bellezza della nostra Diocesi. (…)

Ho intravisto tanti doni e generosità, tanta grazia e tanti cammini, tanta creatività e tante esistenze modellate dal Vangelo e questo mi rende ancora più onorato di poter essere al vostro servizio, come Vescovo e pastore di questo popolo santo di Dio. (…)

Penso sia davvero opportuno, ora, accrescere questa nostra conoscenza e fraternità nel Signore, incontrando ogni singola parrocchia della nostra ampia e diversificata Diocesi. Pertanto indìco la mia prima Visita Pastorale alla Diocesi di Padova, a partire dal 19 ottobre 2018. (…)

La Visita Pastorale, mio preciso compito di Vescovo stabilito anche dal Codice di Diritto canonico (cfr. cann. 396-398), avverrà per gruppi di parrocchie secondo questi tre semplici criteri: l’omogeneità territoriale; l’appartenenza amministrativocomunale; eventuali collaborazioni pastorali già in atto. Dedicherò comunque tempo e ascolto precisi a ogni singola parrocchia e celebrerò l’Eucaristia festiva in ogni comunità. (…)

I Vangeli spesso ci ricordano che Gesù “stette in mezzo”, portando la sua parola mite – “pace” – e infondendo il suo respiro, capace di rinnovare ogni cosa. Con questo augurio vi saluto: Gesù risorto è in mezzo a noi, ispirandoci e ricreandoci con il suo Spirito buono e gentile. A presto!

+ Claudio, vescovo

Padova, 18 giugno 2018

«ERO STRANIERO E NON MI AVETE ACCOLTO #AQUARIUS».

Attacchi choc a Ravasi che twitta il Vangelo

In vita sua il cardinale Gianfranco Ravasi (…) non si era mai trovato in mare aperto, nel mezzo di una bufera di critiche, come gli è capitato ieri per un tweet che più biblico non poteva essere: «Ero straniero e non mi avete accolto (Mt 25,43) #Aquarius». Quella parola di Gesù riportata dal Vangelo di Matteo ha provocato l’approvazione di alcuni, ma anche l’ira di tanti. «Il Vaticano quanti migranti ha accolto?» è una delle risposte polemiche alla frase scritta in Rete dal cardinale. Un’altra: «Accoglieteli voi nelle vostre parrocchie e super attici e affidatevi alla beneficenza e alla provvidenza divina, il popolo italiano ha già dato e deve pensare ai suoi terremotati, disoccupati e indigenti». C’è chi gli fa il verso: «Ero italiano e mi avete massacrato dalle tasse costringendomi a licenziare le mie dipendenti». Con la variante: «Ero italiano e mi avete rovinato con le delocalizzazioni». Nel vasto gorgo della Rete i pochi che difendono Ravasi polemizzano con il cattolico Matteo Salvini postando la foto che lo ritrae davanti al Duomo di Milano, che sventola il Rosario, o invitandolo a leggere il Vangelo dell’evangelista suo omonimo che riferisce la sentenza di Gesù twittata dal cardinale. Ieri ha parlato anche un altro cardinale italiano, Francesco Montenegro, che ha maggiore competenza in materia: è arcivescovo di Agrigento (l’isola di Lampedusa appartiene alla sua diocesi) e presidente della Caritas italiana. Montenegro ha definito «una sconfitta della politica» la decisione del ministro Salvini di chiudere i porti italiani: «L’Europa deve prendere atto che nessuno può fermare questi flussi, che sono epocali, e non è chiudendo porti e rimbalzandosi le responsabilità che si troverà una soluzione. Dobbiamo prepararci a un mondo multietnico e non a chiudere porte e finestre».

Fonte “Corriere della Sera”, Luigi Accattoli, martedì 12 giugno 2018

L’EUCARISTIA CI FA FORTI PER DARE FRUTTI, FIORI DI BUONE OPERE E PER VIVERE COME CRISTIANI

Papa Francesco, 21 marzo 2018.

“Allungare po’ quel momento di silenzio parlando con Gesù nel cuore ci aiuta tanto, come pure un salmo o un inno di lode, che ci aiuta ad essere col Signore”. Così il Papa ha commentato a braccio il momento della preghiera silenziosa che segue la Comunione. “La Chiesa desidera vivamente che anche i fedeli ricevano il Corpo del Signore con ostie consacrate nella stessa Messa”, ha spiegato Francesco, “e il segno del banchetto eucaristico si esprime con maggior pienezza se la santa Comunione viene fatta sotto le due specie, pur sapendo che la dottrina cattolica insegna che sotto una sola specie si riceve il Cristo tutto intero. (…) Dopo la Comunione, a custodire in cuore il dono ricevuto ci aiuta la preghiera silenziosa”. Nell’orazione dopo la Comunione, con cui si conclude la liturgia eucaristica, “a nome di tutti, il sacerdote si rivolge a Dio per ringraziarlo di averci resi suoi commensali e chiedere che quanto ricevuto trasformi la nostra vita”. “L’Eucaristia ci fa forti per dare frutti, fiori di buone opere e per vivere come cristiani”, ha concluso il Papa a braccio: “È significativa l’orazione (…), in cui chiediamo al Signore che la partecipazione al suo sacramento sia per noi medicina di salvezza, ci guarisca dal male e ci confermi nella sua amicizia”. “Accostiamoci all’Eucaristia, a ricevere Gesù che ci trasforma in lui, ci fa più forti: è tanto buono e tanto grande il Signore!”.

LO SPIRITO DELLA VERITÀ DIRÀ TUTTO CIÒ CHE AVRÀ UDITO E VI ANNUNCERÀ LE COSE FUTURE (Gv 15,12)

Riguardo a questo soffio divino (l’alito di Dio, la ruach che figurativamente indica la vita di Dio che procede dall’intimo del suo essere) Gesù (…) è consapevole di aver narrato, spiegato Dio ai discepoli per alcuni anni con il suo comportamento e le sue parole, soprattutto amando i suoi fino alla fine (cf. Gv 13,1), ma sa anche che avrebbe potuto dire molte cose in più. Gesù sa che c’è una progressiva iniziazione alla conoscenza di Dio, una crescita di questa stessa conoscenza, che non può essere data una volta per tutte. Il discepolo impara a conoscere il Signore ogni giorno della sua vita, “di inizio in inizio, per inizi che non hanno mai fine” (Gregorio di Nissa). La vita del discepolo deve essere vissuta per una comprensione sempre più grande, e tutto ciò che una persona vive (incontri, realtà, ecc.), attraverso l’energia dello Spirito santo apre una via, approfondisce la conoscenza, rivela un senso. Ognuno di noi lo sperimenta: più andiamo avanti nella vita personale e nella risposta alla chiamata del Signore nella storia, più lo conosciamo! Il Vangelo è sempre lo stesso, “Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre” (Eb 13,8), non cambia, ma noi lo conosciamo meglio proprio vivendo la nostra storia e la storia del mondo. D’altronde, proprio il vangelo secondo Giovanni testimonia che i discepoli comprendono alcuni gesti di Gesù soltanto più tardi, dopo la sua morte e la sua resurrezione: erano restati incapaci di interpretarli nel loro accadere (cf. Gv 2,22; 12,16), ma nella luce della fede nel Risorto si era aperta per loro la possibilità della comprensione. (…) E nuovi eventi e realtà della storia sono illuminati e compresi proprio grazie alla presenza dello Spirito santo, che fa conoscere non una nuova rivelazione, non necessaria dopo Gesù, ma rischiara e approfondisce il mistero di Dio e del Figlio suo inviato nel mondo, morto e risorto. Si faccia però attenzione: a Cristo non succede lo Spirito santo, (…) Dove c’è Cristo c’è lo Spirito e dove c’è lo Spirito c’è Cristo! Enzo Bianchi

I VALORI E LE SCELTE CHE CI ACCOMUNANO…

(…) La lotta disarmata di Kate e Tom Evans per poter accudire sino all’ultimo il piccolo Alfie, malato incomprensibile per la stessa medicina e vita «futile» per giudici infelici sia nella scelta delle parole sia nelle decisioni assunte, è diventata motivo di riflessione per tanti e ci ha riconsegnato il senso di valori fondamentali – lo ius vitae e la “cura dell’altro”, soprattutto quando fragile, debole, assolutamente impotente – che davvero (…) hanno «illuminato il dolore» di uomini e donne credenti, non credenti e liberi pensatori. In Gran Bretagna, medici e giudici (e, a lungo, anche mass media) hanno ignorato e lasciato soli due genitori troppo giovani e semplici per essere considerati meritevoli di ascolto e di una risposta degna dell’amore e della civiltà di cui si stavano dimostrando capaci. Molti altri e molte altre, invece, incoraggiati o scossi anche dalla paterna vicinanza di papa Francesco ai protagonisti di questa storia tristissima eppure luminosa, non hanno lasciato soli quel papà e quella mamma. (…) purtroppo, abbiamo avuto solo il “potere” della solidarietà e non quello della decisione. Ma credo che non sia stato invano. Io non so se ci potranno essere conseguenze sul piano giudiziario (…) Spero invece che abbia conseguenze, e molto forti e durature, la consapevolezza riaccesa in larghi settori dell’opinione pubblica (non solo) del nostro Paese dalla straziante fine del piccolo “paziente inglese”. Spero che tanti si rendano conto di quanto sia importante che l’Italia a lungo raccontata come un Paese dal quale si deve andar via per “morire con dignità” sia finalmente apparsa per ciò che essa, nonostante le imperfezioni del nostro sistema, effettivamente è: un Paese dove si può desiderare di venire per veder rispettata e accudita la vita e avere una morte degna perché circondata dall’amore e da giuste cure. Senza accanimento e senza abbandono terapeutico. È un bene comune di cui dobbiamo avere grande cura, per non disperderlo e non farcelo portar via.

Avvenire; Lunedì 30 aprile 2018 / Opinioni / Il direttore Marco Tarquinio risponde

ASCOLTARE, DISCERNERE, VIVERE LA CHIAMATA DEL SIGNORE

(55ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni)

Nella IV Domenica di Pasqua siamo invitati a pregare per le vocazioni. “La chiamata del Signore non ha l’evidenza di una delle tante cose che possiamo sentire, vedere o toccare nella nostra esperienza quotidiana. Dio viene in modo silenzioso e discreto, senza imporsi alla nostra libertà” (Papa Francesco, Messaggio per la Giornata per le vocazioni). Disponiamoci all’ascolto profondo della voce del Signore, aperti alle sorprese dello Spirito e fiduciosi nel premuroso disegno di Dio per noi.

GLI AUGURI DI PASQUA

del Vescovo Claudio

Buona Pasqua, carissimi cristiani della Chiesa patavina che vive nei territori della provincia di Padova, della Pedemontana e dell’Altopiano di Asiago, della Riviera del Brenta, del Trevigiano e del Bellunese. Buona Pasqua! Il Signore è risorto, è veramente risorto! Questo è l’annuncio che ho l’incarico di portarvi e che ho la gioia e il felice compito di far risuonare nel vostro cuore e nelle vostre comunità. (…) Siamo fiduciosamente incamminati perché ci accompagna e introduce il Signore stesso, il Risorto, il primogenito della nuova creazione! (…) Già adesso in noi è presente un germe che ci spinge a guardare in avanti, quasi un istinto di miglioramento continuo. È la nostra storia personale, segnata da malattia, ingiustizie, peccati, che trova coraggio di riprendersi, sempre, continuamente. Ma è anche storia del nostro tempo, spesso – troppo spesso – segnata da guerre, ingiustizie economiche e sociali, minacciata da pericoli di ogni tipo per le difficili dinamiche e congiunture politiche a livello planetario. Contro il male cerchiamo spazi di liberazione e di emancipazione. Istintivamente combattiamo per una vita migliore. Se guardiamo ai tempi lunghi il male viene vinto. Non solo è nostra esperienza, ma è anche certezza della fede cristiana: sarà sconfitto perché la Pasqua di Gesù annuncia la vittoria della pace sulla guerra, della vita sulla morte. Diversamente scompariremmo come genere umano e come creato. Noi crediamo invece in un esito positivo della nostra storia, un esito che viene anticipato dalla Pasqua. (…) È un annuncio che si estende a tutti gli uomini e le donne del mondo; ai nostri figli verso cui siamo debitori di speranza e di coraggio! Il Risorto benedica tutti, benedica le nostre famiglie e i nostri progetti, benedica le nostre terre. Alleluja!