AGGIORNAMENTO DISPOSIZIONI (GIOVEDÌ 12 MARZO, ORE 10.30)

A seguito di quanto stabilito con Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo 2020 (di seguito “Decreto”), fino alle ore 24.00 di venerdì 3 aprile 2020, per la Diocesi di Padova dispongo quanto segue: (…) Le chiese possono rimanere aperte e potrà essere portata avanti la proposta dell’adorazione, ma senza alcuna celebrazione, senza riti comuni e senza alcuna forma di convocazione pubblica, dato che il criterio sanitario dell’assembramento continua ad essere più che mai vincolante (anche penalmente). (…) a) nell’impossibilità di adempiere al precetto festivo, ai sensi del can. 1248 § 2, i fedeli dedichino un tempo conveniente all’ascolto della Parola di Dio, alla preghiera e alla carità; possono essere d’aiuto anche le celebrazioni trasmesse tramite radio, televisione e “in streaming”, nonché i sussidi offerti dalle Diocesi; b) nell’impossibilità di ogni celebrazione esequiale, è consentita la sola benedizione della salma, in occasione della sepoltura o prima della cremazione, rispettando le condizioni di cui al n. 1; (…) 6. I centri parrocchiali, gli oratori e i patronati (…) rimangano chiusi.

+ Claudio Cipolla

IL CELIBATO È GRAZIA DA ACCOGLIERE QUOTIDIANAMENTE

Il vescovo Claudio, in occasione della festa della Presentazione al tempio di Gesù, si è rivolo a religiose e religiosi della diocesi nella chiesa dell’Opera della Provvidenza di Sarmeola. Il vescovo scrive: quest’anno desidero richiamare la vostra attenzione su un aspetto della nostra vita che in questo momento mi sta particolarmente a cuore, e che non nasce soltanto dagli episodi che abbiamo vissuto in questo tempo: è il dono del celibato e della verginità. Uno strano pudore confina questo tema in un ambito strettamente personale. Diventa invece argomento dibattuto e doloroso quando finisce sui giornali a motivo di qualche scandalo. Allora, come preti, diaconi celibi, uomini e donne consacrate ne usciamo screditati e le nostre comunità vivono giorni amari. Il dibattito poi che ne segue non è mai lucido: per alcuni la verginità e il celibato diventano una forma di vita sorpassata, da cancellare; altri la sostengono, ma in modo poco convincente. Allo stesso tempo destano stupore e gratitudine quei consacrati, (…) che nella serenità e nel silenzio continuano nelle loro giornate a donare quell’affetto forte e sincero, limpido e casto, che tocca i cuori delle tante persone che a loro si rivolgono per uno sfogo, un consiglio, una condivisione, per la richiesta di una preghiera. La vita che abbiamo scelto non è prima di tutto una mancanza – certo la rinuncia è presente e in alcuni tempi può essere più sentita e faticosa -, ma la nostra vita è prima di tutto la dedizione piena e consapevole a un amore totalizzante: la persona di Gesù. Come il mercante che cerca perle preziose e vende tutto quando trova una perla di grande valore, così abbiamo trovato anche noi la perla preziosa dell’Amore. Abbiamo scelto Lui come sposo, amico, signore, compagno, fratello, tesoro o meglio Lui ci ha chiamato a vivere un’intimità tutta speciale con sé. (…) È necessario sempre ripartire da qui, dal nostro rapporto con Gesù. Il celibato e la verginità consacrata non reggono nella storia di chi riduce l’apostolato all’attivismo, di chi non ha una vita di preghiera, di chi non fa dell’Eucaristia la sorgente e il sostegno della sua fedeltà; anche la decisione di stare con i poveri e di sentirsi parte della Chiesa sono necessarie per dare significato al nostro celibato e alla nostra verginità.

APRITE LE PORTE ALLA VITA

42a GIORNATA PER LA VITA

(…) Se diventiamo consapevoli e riconoscenti della porta che ci è stata aperta, e di cui la nostra carne, con le sue relazioni e incontri, è testimonianza, potremo aprire la porta agli altri viventi. Nasce da qui l’impegno di custodire e proteggere la vita umana dall’inizio fino al suo naturale termine e di combattere ogni forma di violazione della dignità, anche quando è in gioco la tecnologia o l’economia.

(…) OSPITARE L’IMPREVEDIBILE – Sarà lasciandoci coinvolgere e partecipando con gratitudine a questa esperienza che potremo andare oltre quella chiusura che si manifesta nella nostra società ad ogni livello.

Incrementando la fiducia, la solidarietà e l’ospitalità reciproca potremo spalancare le porte ad ogni novità e resistere alla tentazione di arrendersi alle varie forme di eutanasia. L’ospitalità della vita è una legge fondamentale: siamo stati ospitati per imparare ad ospitare.

Ogni situazione che incontriamo ci confronta con una differenza che va riconosciuta e valorizzata, non eliminata, anche se può scompaginare i nostri equilibri. È questa l’unica via attraverso cui, dal seme che muore, possono nascere e maturare i frutti (cf Gv 12,24).

È l’unica via perché la uguale dignità di ogni persona possa essere rispettata e promossa, anche là dove si manifesta più vulnerabile e fragile. Qui infatti emerge con chiarezza che non è possibile vivere se non riconoscendoci affidati gli uni agli altri. Il frutto del Vangelo è la fraternità.

Dal messaggio della Conferenza episcopale italiana per la 42^Giornata per la Vita.

LA “DOMENICA DELLA PAROLA DI DIO”

(Dalla lettera apostolica “Aperuit Illis”)

«Aprì loro la mente per comprendere le Scritture» ( Lc 24,45). È uno degli ultimi gesti compiuti dal Signore risorto, prima della sua Ascensione. (…) A quegli uomini impauriti e delusi rivela il senso del mistero pasquale: che cioè, secondo il progetto eterno del Padre, Gesù doveva patire e risuscitare dai morti per offrire la conversione e il perdono dei peccati (cfr Lc 24,26.46-47); e promette lo Spirito Santo che darà loro la forza di essere testimoni di questo Mistero di salvezza (cfr Lc 24,49). La relazione tra il Risorto, la comunità dei credenti e la Sacra Scrittura è estremamente vitale per la nostra identità. Senza il Signore che ci introduce è impossibile comprendere in profondità la Sacra Scrittura, ma è altrettanto vero il contrario: senza la Sacra Scrittura restano indecifrabili gli eventi della missione di Gesù e della sua Chiesa nel mondo. (…) A conclusione del Giubileo straordinario della misericordia avevo chiesto che si pensasse a «una domenica dedicata interamente alla Parola di Dio, (…) Con questa Lettera, pertanto, intendo rispondere a tante richieste che mi sono giunte da parte del popolo di Dio, (…) Stabilisco, pertanto, che la III Domenica del Tempo Ordinario sia dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio. Questa Domenica della Parola di Dio verrà così a collocarsi in un momento opportuno di quel periodo dell’anno, quando siamo invitati a rafforzare i legami con gli ebrei e a pregare per l’unità dei cristiani. Non si tratta di una mera coincidenza temporale: celebrare la Domenica della Parola di Dio esprime una valenza ecumenica, perché la Sacra Scrittura indica a quanti si pongono in ascolto il cammino da perseguire per giungere a un’unità autentica e solida.

ADMIRABILE SIGNUM

LETTERA APOSTOLICA DEL SANTO PADRE FRANCESCO SUL SIGNIFICATO E IL VALORE DEL PRESEPE

1. Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia. Rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Il presepe, infatti, è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura. Mentre contempliamo la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. E scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui. Con questa Lettera vorrei sostenere la bella tradizione delle nostre famiglie, che nei giorni precedenti il Natale preparano il presepe. Come pure la consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze… È davvero un esercizio di fantasia creativa, che impiega i materiali più disparati per dare vita a piccoli capolavori di bellezza. Si impara da bambini: quando papà e mamma, insieme ai nonni, trasmettono questa gioiosa abitudine, che racchiude in sé una ricca spiritualità popolare. Mi auguro che questa pratica non venga mai meno; anzi, spero che, là dove fosse caduta in disuso, possa essere riscoperta e rivitalizzata.

4. Mi piace ora passare in rassegna i vari segni del presepe per cogliere il senso che portano in sé. In primo luogo, rappresentiamo il contesto del cielo stellato nel buio e nel silenzio della notte. Non è solo per fedeltà ai racconti evangelici che lo facciamo così, ma anche per il significato che possiede. Pensiamo a quante volte la notte circonda la nostra vita. Ebbene, anche in quei momenti, Dio non ci lascia soli, ma si fa presente per rispondere alle domande decisive che riguardano il senso della nostra esistenza: chi sono io? Da dove vengo? Perché sono nato in questo tempo? Perché amo? Perché soffro? Perché morirò? Per dare una risposta a questi interrogativi Dio si è fatto uomo. (…)

6. Nei nostri presepi siamo soliti mettere tante statuine simboliche. Anzitutto, quelle di mendicanti e di gente che non conosce altra abbondanza se non quella del cuore. Anche loro stanno vicine a Gesù Bambino a pieno titolo, senza che nessuno possa sfrattarle o allontanarle da una culla talmente improvvisata che i poveri attorno ad essa non stonano affatto. (…)

8. Il cuore del presepe comincia a palpitare quando, a Natale, vi deponiamo la statuina di Gesù Bambino. Dio si presenta così, in un bambino, per farsi accogliere tra le nostre braccia. Nella debolezza e nella fragilità nasconde la sua potenza che tutto crea e trasforma. Sembra impossibile, eppure è così: in Gesù Dio è stato bambino e in questa condizione ha voluto rivelare la grandezza del suo amore, che si manifesta in un sorriso e nel tendere le sue mani verso chiunque. (…) Alla scuola di San Francesco, apriamo il cuore a questa grazia semplice, lasciamo che dallo stupore nasca una preghiera umile: il nostro “grazie” a Dio che ha voluto condividere con noi tutto per non lasciarci mai soli.

Dato a Greccio, nel Santuario del Presepe, 1° dicembre 2019, settimo del pontificato

SONDAGGIO

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Un grazie a tutti i partecipanti!

AVVENTO: TEMPO DI… ATTENZIONE

#PRIMAgliULTIMI

Quest’anno per vivere l’Avvento ci lasceremo condurre e provocare da un passaggio tratto dal messaggio di Papa Francesco per la giornata mondiale di migranti e rifugiati. Scrive il Papa: «Gesù Cristo ci chiede di non cedere alla logica del mondo, che giustifica la prevaricazione sugli altri per il mio tornaconto personale o quello del mio gruppo: prima io e poi gli altri!

Invece il vero motto del cristiano è “prima gli ultimi!” […]

Aprirsi agli altri non impoverisce, ma arricchisce, perché aiuta ad essere più umani: a riconoscersi parte attiva di un insieme più grande e a interpretare la vita come un dono per gli altri; a vedere come traguardo non i propri interessi, ma il bene dell’umanità».

Problemi nel mail server

L’invio del bollettino tramite e-mail è temporaneamente sospeso, a causa di problemi nel computer che gestiva l’invio stesso.

Il servizio sarà ripristinato non appena possibile, alla soluzione del problema.

«LA SPERANZA DEI POVERI NON SARÀ MAI DELUSA» (Sal 9,19).

III° Giornata mondiale dei poveri – Messaggio di Papa Francesco (…)

“È un ritornello permanente delle Sacre Scritture la descrizione dell’agire di Dio in favore dei poveri. Egli è colui che “ascolta”, “interviene”, “protegge”, “difende”, “riscatta”, “salva”. Insomma, un povero non potrà mai trovare Dio indifferente o silenzioso dinanzi alla sua preghiera. (…) Si possono costruire tanti muri e sbarrare gli ingressi per illudersi di sentirsi sicuri con le proprie ricchezze a danno di quanti si lasciano fuori. Non sarà così per sempre. Il “giorno del Signore”, come descritto dai profeti (cfr Am 5,18; Is 2-5; Gl 1-3), distruggerà le barriere create tra Paesi e sostituirà l’arroganza di pochi con la solidarietà di tanti. La condizione di emarginazione in cui sono vessati milioni di persone non potrà durare ancora a lungo. Il loro grido aumenta e abbraccia la terra intera. Come scriveva Don Primo Mazzolari: “Il povero è una protesta continua contro le nostre ingiustizie; il povero è una polveriera. Se le dai fuoco, il mondo salta”. (…) L’impegno dei cristiani, in occasione di questa Giornata Mondiale e soprattutto nella vita ordinaria di ogni giorno, non consiste solo in iniziative di assistenza che, pur lodevoli e necessarie, devono mirare ad accrescere in ognuno l’attenzione piena che è dovuta ad ogni persona che si trova nel disagio. «Questa attenzione d’amore è l’inizio di una vera preoccupazione» per i poveri nella ricerca del loro vero bene. (…) È necessario un cambiamento di mentalità per riscoprire l’essenziale e dare corpo e incisività all’annuncio del regno di Dio. La speranza si comunica anche attraverso la consolazione, che si attua accompagnando i poveri non per qualche momento carico di entusiasmo, ma con un impegno che continua nel tempo. I poveri acquistano speranza vera non quando ci vedono gratificati per aver concesso loro un po’ del nostro tempo, ma quando riconoscono nel nostro sacrificio un atto di amore gratuito che non cerca ricompensa.

LE TRE DIMENSIONI DELLA VITA

Omelia di papa Francesco; Cimitero Laurentino; Venerdì 2 novembre 2018

La liturgia di oggi è realistica, è concreta. Ci inquadra nelle tre dimensioni della vita, dimensioni che anche i bambini capiscono: il passato, il futuro, il presente. Oggi è un giorno di memoria del passato, un giorno per ricordare coloro che hanno camminato prima di noi, che ci hanno anche accompagnato, ci hanno dato la vita. (…) E oggi è anche un giorno di speranza: la seconda Lettura ci ha fatto vedere cosa ci aspetta. Un cielo nuovo, una terra nuova e la santa città di Gerusalemme, nuova. Bella l’immagine che usa per farci capire quello che ci aspetta: “L’ho vista scendere dal cielo, scendere da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo” (cfr. Ap 21,2). Ci aspetta la bellezza… (…) E fra memoria e speranza c’è la terza dimensione, quella della strada che noi dobbiamo fare e che noi facciamo. E come fare la strada senza sbagliare? Quali sono le luci che mi aiuteranno a non sbagliare la strada? Qual è il “navigatore” che lo stesso Dio ci ha dato, per non sbagliare la strada? Sono le Beatitudini che nel Vangelo Gesù ci ha insegnato. Queste Beatitudini – la mitezza, la povertà di spirito, la giustizia, la misericordia, la purezza di cuore – sono le luci che ci accompagnano per non sbagliare strada: questo è il nostro presente. In questo cimitero ci sono le tre dimensioni della vita: la memoria, possiamo vederla lì [indica le tombe]; la speranza, la celebreremo adesso nella fede, non nella visione; e le luci per guidarci nel cammino per non sbagliare strada, le abbiamo sentite nel Vangelo: sono le Beatitudini. Chiediamo oggi al Signore che ci dia la grazia di mai perdere la memoria, mai nascondere la memoria – memoria di persona, memoria di famiglia, memoria di popolo –; e che ci dia la grazia della speranza, perché la speranza è un dono suo: saper sperare, guardare l’orizzonte, non rimanere chiusi davanti a un muro. Guardare sempre l’orizzonte e la speranza. E ci dia la grazia di capire quali sono le luci che ci accompagneranno sulla strada per non sbagliare, e così arrivare dove ci aspettano con tanto amore.