LA GIOIA PER LE MESSE RITROVATE …

E UN PIANO PER FAR RISORGERE L’ITALIA

Da una parte, la «gioia» per l’Eucaristia comunitaria “ritrovata” (…) Dall’altra, la preoccupazione per la crisi che già si tocca con mano. A cominciare dall’allarme disoccupazione. Il cardinale Gualtiero Bassetti torna a scrivere alla sua Chiesa … ma nella sua ultima lettera le parole del presidente della Cei guardano a tutto il Paese e alla “fase 2” della Chiesa italiana. Bassetti … sollecita l’impegno di tutti «per mitigare le conseguenze della pandemia» lanciando una sinergia fra delle «istituzioni ecclesiali e civili». Tre «campi di lavoro», come li definisce il cardinale, di fronte al rischio povertà. Il primo «e più urgente è l’aiuto alimentare» che ha già visto «tanta generosità durante questi mesi». Il secondo è legato alle «spese per la gestione della casa: utenze e consumi, un bisogno che sta emergendo e diventerà primario nell’estate». Il terzo riguarda l’occupazione. «Se non ci sarà questa ripresa, molte persone non riusciranno più a ritornare a galla e sarà facile scivolare sotto la soglia di povertà … Noi italiani, che siamo bravissimi in tempo di emergenza … dobbiamo ora vincere la sfida di una nuova rinascita».

QUALE PAROLA DI DIO È RIVOLTA ALLA COMUNITÀ CRISTIANA NEL CUORE DI QUESTA PANDEMIA?

Don Giorgio Bezze, direttore dell’ufficio diocesano per l’annuncio e la catechesi, ha scritto una interessante lettera ai catechisti sottolineando, almeno in alcuni passaggi, degli aspetti esperienziali e pastorali che ci toccano tutti sia come persone singole sia come comunità cristiana. Li proponiamo a tutti, nella speranza che riprendendo la vita “quasi normale” ci aiutino a crescere nella nostra fede e nella testimonianza cristiana.

(…) Papa Francesco il 27 marzo scorso, durante la preghiera in tempo di epidemia, confessa che anche noi Chiesa, dopo essere «andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto», siamo ora obbligati a fermarci, a stare in casa, a sospendere le attività che tanto ci hanno coinvolto e appassionato.

E ha aggiunto, con altrettanta fermezza: questo è «un tempo di scelta». E dunque, questo tempo, soprattutto la fase 2, non è una parentesi in attesa di ritornare alle abitudini del passato, ma un appello dello Spirito per discernere l’essenziale e comprendere cosa dobbiamo rinunciare per salvaguardare il tutto. Nulla potrà essere come prima, neppure le nostre proposte pastorali. (…)

Sarà quindi importante raccontarsi sì i disagi dell’isolamento, ma non soffermarsi solo su questi, piuttosto lasciarsi provocare dalle domande:

che cosa stiamo imparando da questa esperienza per la nostra vita personale?

Per la vita della Chiesa e in particolare per le nostre comunità cristiane?

Che cosa è essenziale e non possiamo abbandonare, nell’annuncio, nella liturgia e nella carità, sapendo che una non può esistere senza l’altra? (…)

Indubbiamente il dono della celebrazione Eucaristica è il dono più grande che la Chiesa può offrire, senza tuttavia dimenticare che essa ha anche altro da donare: la Parola di Dio, la vita fraterna e comunitaria, i gesti di carità verso i più poveri. Così, in attesa di potere celebrare in pienezza l’Eucaristia, potremmo chiederci, oltre alla celebrazione Eucaristica:

cosa potremmo offrire con maggiore qualità ai giovani e agli adulti?

Credo che trovare un’occasione per riflettere insieme e tentare di rispondere alle varie provocazioni, sia una cosa necessaria per non lasciar passare inutilmente questo “tempo sospeso,” ma poterlo vivere come un’opportunità per diventare ancora di più popolo di Dio in continua conversione.

Il dono dello Spirito Santo che vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà ciò che il signore Gesù ha detto” (cfr. Gv 14,25).

Dopo la tempesta spunta sempre il sole!

Riproponiamo il video pubblicato nella pagina Facebook dell'”Unità Pastorale alla Guizza”!

Uno stimolo per la ripartenza!!!

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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA 57ª GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI

Il 4 agosto dello scorso anno, nel 160° anniversario della morte del santo Curato d’Ars, ho voluto offrire una Lettera ai sacerdoti, (…) ho scelto quattro parole chiave: DOLORE, GRATITUDINE, CORAGGIO E LODE. (…)

Ritengo che oggi, in questa 57ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, quelle parole si possano riprendere e rivolgere a tutto il popolo di Dio, sullo sfondo di un brano evangelico che ci racconta la singolare esperienza capitata a Gesù e Pietro durante una notte di tempesta sul lago di Tiberiade (cfr. Mt 14,22-33).

(…) Il Vangelo ci dice (…) che nell’avventura di questo non facile viaggio non siamo soli. Il Signore, quasi forzando l’aurora nel cuore della notte, cammina sulle acque agitate e raggiunge i discepoli, (…) La prima parola della vocazione, allora, è GRATITUDINE. (…)

Ogni vocazione nasce da quello sguardo amorevole con cui il Signore ci è venuto incontro, magari proprio mentre la nostra barca era in preda alla tempesta. «Più che una nostra scelta, è la risposta alla chiamata gratuita del Signore» (Lettera ai sacerdoti, 04 agosto 2019); perciò, riusciremo a scoprirla e abbracciarla quando il nostro cuore si aprirà alla gratitudine e saprà cogliere il passaggio di Dio nella nostra vita.

La seconda parola è CORAGGIO. (…) Il Signore (…) conosce le domande, i dubbi e le difficoltà che agitano la barca del nostro cuore, e perciò ci rassicura: “Non avere paura, io sono con te!”. La fede nella sua presenza che ci viene incontro e ci accompagna, anche quando il mare è in tempesta, ci libera da quell’accidia che ho già avuto modo di definire «tristezza dolciastra» (Lettera ai sacerdoti, 4 agosto 2019), cioè quello scoraggiamento interiore che ci blocca e non ci permette di gustare la bellezza della vocazione. (…) quando Gesù sale sulla barca, il vento cessa e le onde si placano. È una bella immagine di ciò che il Signore opera nella nostra vita e nei tumulti della storia (…) Nella specifica vocazione che siamo chiamati a vivere, questi venti possono sfiancarci. Penso a coloro che assumono importanti compiti nella società civile, agli sposi che non a caso mi piace definire “i coraggiosi”, e specialmente a coloro che abbracciano la vita consacrata e il sacerdozio. (…)

Nella Lettera ai sacerdoti ho parlato anche del DOLORE, ma qui vorrei tradurre diversamente questa parola e riferirmi alla fatica. (…) Se ci lasciamo travolgere dal pensiero delle responsabilità che ci attendono – nella vita matrimoniale o nel ministero sacerdotale – o delle avversità che si presenteranno, allora distoglieremo presto lo sguardo da Gesù e, come Pietro, rischieremo di affondare. Al contrario, pur nelle nostre fragilità e povertà, la fede ci permette di camminare incontro al Signore Risorto e di vincere anche le tempeste.

(…) Coraggio, non abbiate paura! Gesù è accanto a noi e, se lo riconosciamo come unico Signore della nostra vita, Egli ci tende la mano e ci afferra per salvarci. E allora, pur in mezzo alle onde, la nostra vita si apre alla LODE. È questa l’ultima parola della vocazione, e vuole essere anche l’invito a coltivare l’atteggiamento interiore di Maria Santissima: grata per lo sguardo di Dio che si è posato su di lei, consegnando nella fede le paure e i turbamenti, abbracciando con coraggio la chiamata, Ella ha fatto della sua vita un eterno canto di lode al Signore. (…) La Vergine Maria ci accompagni e interceda per noi.

Roma, San Giovanni in Laterano, 8 marzo 2020, II Domenica di Quaresima