IL CELIBATO È GRAZIA DA ACCOGLIERE QUOTIDIANAMENTE

Il vescovo Claudio, in occasione della festa della Presentazione al tempio di Gesù, si è rivolo a religiose e religiosi della diocesi nella chiesa dell’Opera della Provvidenza di Sarmeola. Il vescovo scrive: quest’anno desidero richiamare la vostra attenzione su un aspetto della nostra vita che in questo momento mi sta particolarmente a cuore, e che non nasce soltanto dagli episodi che abbiamo vissuto in questo tempo: è il dono del celibato e della verginità. Uno strano pudore confina questo tema in un ambito strettamente personale. Diventa invece argomento dibattuto e doloroso quando finisce sui giornali a motivo di qualche scandalo. Allora, come preti, diaconi celibi, uomini e donne consacrate ne usciamo screditati e le nostre comunità vivono giorni amari. Il dibattito poi che ne segue non è mai lucido: per alcuni la verginità e il celibato diventano una forma di vita sorpassata, da cancellare; altri la sostengono, ma in modo poco convincente. Allo stesso tempo destano stupore e gratitudine quei consacrati, (…) che nella serenità e nel silenzio continuano nelle loro giornate a donare quell’affetto forte e sincero, limpido e casto, che tocca i cuori delle tante persone che a loro si rivolgono per uno sfogo, un consiglio, una condivisione, per la richiesta di una preghiera. La vita che abbiamo scelto non è prima di tutto una mancanza – certo la rinuncia è presente e in alcuni tempi può essere più sentita e faticosa -, ma la nostra vita è prima di tutto la dedizione piena e consapevole a un amore totalizzante: la persona di Gesù. Come il mercante che cerca perle preziose e vende tutto quando trova una perla di grande valore, così abbiamo trovato anche noi la perla preziosa dell’Amore. Abbiamo scelto Lui come sposo, amico, signore, compagno, fratello, tesoro o meglio Lui ci ha chiamato a vivere un’intimità tutta speciale con sé. (…) È necessario sempre ripartire da qui, dal nostro rapporto con Gesù. Il celibato e la verginità consacrata non reggono nella storia di chi riduce l’apostolato all’attivismo, di chi non ha una vita di preghiera, di chi non fa dell’Eucaristia la sorgente e il sostegno della sua fedeltà; anche la decisione di stare con i poveri e di sentirsi parte della Chiesa sono necessarie per dare significato al nostro celibato e alla nostra verginità.

APRITE LE PORTE ALLA VITA

42a GIORNATA PER LA VITA

(…) Se diventiamo consapevoli e riconoscenti della porta che ci è stata aperta, e di cui la nostra carne, con le sue relazioni e incontri, è testimonianza, potremo aprire la porta agli altri viventi. Nasce da qui l’impegno di custodire e proteggere la vita umana dall’inizio fino al suo naturale termine e di combattere ogni forma di violazione della dignità, anche quando è in gioco la tecnologia o l’economia.

(…) OSPITARE L’IMPREVEDIBILE – Sarà lasciandoci coinvolgere e partecipando con gratitudine a questa esperienza che potremo andare oltre quella chiusura che si manifesta nella nostra società ad ogni livello.

Incrementando la fiducia, la solidarietà e l’ospitalità reciproca potremo spalancare le porte ad ogni novità e resistere alla tentazione di arrendersi alle varie forme di eutanasia. L’ospitalità della vita è una legge fondamentale: siamo stati ospitati per imparare ad ospitare.

Ogni situazione che incontriamo ci confronta con una differenza che va riconosciuta e valorizzata, non eliminata, anche se può scompaginare i nostri equilibri. È questa l’unica via attraverso cui, dal seme che muore, possono nascere e maturare i frutti (cf Gv 12,24).

È l’unica via perché la uguale dignità di ogni persona possa essere rispettata e promossa, anche là dove si manifesta più vulnerabile e fragile. Qui infatti emerge con chiarezza che non è possibile vivere se non riconoscendoci affidati gli uni agli altri. Il frutto del Vangelo è la fraternità.

Dal messaggio della Conferenza episcopale italiana per la 42^Giornata per la Vita.