LO SPIRITO DELLA VERITÀ DIRÀ TUTTO CIÒ CHE AVRÀ UDITO E VI ANNUNCERÀ LE COSE FUTURE (Gv 15,12)

Riguardo a questo soffio divino (l’alito di Dio, la ruach che figurativamente indica la vita di Dio che procede dall’intimo del suo essere) Gesù (…) è consapevole di aver narrato, spiegato Dio ai discepoli per alcuni anni con il suo comportamento e le sue parole, soprattutto amando i suoi fino alla fine (cf. Gv 13,1), ma sa anche che avrebbe potuto dire molte cose in più. Gesù sa che c’è una progressiva iniziazione alla conoscenza di Dio, una crescita di questa stessa conoscenza, che non può essere data una volta per tutte. Il discepolo impara a conoscere il Signore ogni giorno della sua vita, “di inizio in inizio, per inizi che non hanno mai fine” (Gregorio di Nissa). La vita del discepolo deve essere vissuta per una comprensione sempre più grande, e tutto ciò che una persona vive (incontri, realtà, ecc.), attraverso l’energia dello Spirito santo apre una via, approfondisce la conoscenza, rivela un senso. Ognuno di noi lo sperimenta: più andiamo avanti nella vita personale e nella risposta alla chiamata del Signore nella storia, più lo conosciamo! Il Vangelo è sempre lo stesso, “Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre” (Eb 13,8), non cambia, ma noi lo conosciamo meglio proprio vivendo la nostra storia e la storia del mondo. D’altronde, proprio il vangelo secondo Giovanni testimonia che i discepoli comprendono alcuni gesti di Gesù soltanto più tardi, dopo la sua morte e la sua resurrezione: erano restati incapaci di interpretarli nel loro accadere (cf. Gv 2,22; 12,16), ma nella luce della fede nel Risorto si era aperta per loro la possibilità della comprensione. (…) E nuovi eventi e realtà della storia sono illuminati e compresi proprio grazie alla presenza dello Spirito santo, che fa conoscere non una nuova rivelazione, non necessaria dopo Gesù, ma rischiara e approfondisce il mistero di Dio e del Figlio suo inviato nel mondo, morto e risorto. Si faccia però attenzione: a Cristo non succede lo Spirito santo, (…) Dove c’è Cristo c’è lo Spirito e dove c’è lo Spirito c’è Cristo! Enzo Bianchi

I VALORI E LE SCELTE CHE CI ACCOMUNANO…

(…) La lotta disarmata di Kate e Tom Evans per poter accudire sino all’ultimo il piccolo Alfie, malato incomprensibile per la stessa medicina e vita «futile» per giudici infelici sia nella scelta delle parole sia nelle decisioni assunte, è diventata motivo di riflessione per tanti e ci ha riconsegnato il senso di valori fondamentali – lo ius vitae e la “cura dell’altro”, soprattutto quando fragile, debole, assolutamente impotente – che davvero (…) hanno «illuminato il dolore» di uomini e donne credenti, non credenti e liberi pensatori. In Gran Bretagna, medici e giudici (e, a lungo, anche mass media) hanno ignorato e lasciato soli due genitori troppo giovani e semplici per essere considerati meritevoli di ascolto e di una risposta degna dell’amore e della civiltà di cui si stavano dimostrando capaci. Molti altri e molte altre, invece, incoraggiati o scossi anche dalla paterna vicinanza di papa Francesco ai protagonisti di questa storia tristissima eppure luminosa, non hanno lasciato soli quel papà e quella mamma. (…) purtroppo, abbiamo avuto solo il “potere” della solidarietà e non quello della decisione. Ma credo che non sia stato invano. Io non so se ci potranno essere conseguenze sul piano giudiziario (…) Spero invece che abbia conseguenze, e molto forti e durature, la consapevolezza riaccesa in larghi settori dell’opinione pubblica (non solo) del nostro Paese dalla straziante fine del piccolo “paziente inglese”. Spero che tanti si rendano conto di quanto sia importante che l’Italia a lungo raccontata come un Paese dal quale si deve andar via per “morire con dignità” sia finalmente apparsa per ciò che essa, nonostante le imperfezioni del nostro sistema, effettivamente è: un Paese dove si può desiderare di venire per veder rispettata e accudita la vita e avere una morte degna perché circondata dall’amore e da giuste cure. Senza accanimento e senza abbandono terapeutico. È un bene comune di cui dobbiamo avere grande cura, per non disperderlo e non farcelo portar via.

Avvenire; Lunedì 30 aprile 2018 / Opinioni / Il direttore Marco Tarquinio risponde