SETTIMANA SANTA! NOTTE LUMINOSA! PASQUA DI RISURREZIONE!

Se qualcuno ti chiedesse a bruciapelo: “In cosa credi? Qual’è la tua fede?”, se sei cristiano la fede pasquale dovrebbe ispirare al tuo cuore la più folle delle risposte: “All’amore che vince, l’amore che è più forte della morte!”. È quello che canta la liturgia della “notte luminosa”, la notte di Pasqua: ”Questo è stato fatto dal Signore, una meraviglia ai nostri occhi!” (Sal 118,23). Allora vieni! Ascolta e contempla! Siedi alla tavola: gusta a sazietà e riparti felice! La fede pasquale è vita da risorti. È mistero e dono. Niente dimostrazioni razionali! Affronta la notte: in te, attorno a te. Ma “vieni e vedi” (cf. Gv 1,39): lasciati illuminare. La fede si comunica come un fuoco: da volto a volto, da cuore a cuore! Perché la nostra gioia è un fuoco fraterno. Essa si percepisce come un “rimettersi in piedi” a livello interiore. Ti abiterà come un cantico nuovo! È così che da venti secoli uomini e donne che credono in quel Gesù che viene chiamato Cristo si sono rialzati nella sua resurrezione e hanno ricevuto da lui questo nuovo modo di vivere e di morire. Una mano di luce è passata su di loro e da quel momento ha illuminato il cammino, ne ha guidato i passi. La fede pasquale non è sapere umano ma radicale novità della sua grazia, sulla base di confidenze e testimonianze di uomini e di donne che l’hanno ricevuto da lui. Sai tu perché lo chiamano “Cristo”? Vuole dire “Unto”, “Messia”, colui che ha ricevuto la forza di Dio. La sua forza è l’amore, e la croce ne è ormai il segno vittorioso! (dalla liturgia di Bose) Il nostro più sincero augurio di una felice e buona Pasqua!

I vostri sacerdoti

QUARESIMA. FARE A MENO DI WHATSAPP? UN FIORETTO CHE SI PUÒ FARE

Adriano Torti mercoledì 28 febbraio 2018

«Altro che digiuno dal cibo. Altro che astinenza dalle carni. Troppo facile ragazzi. Mi piace molto l’idea di vedere Gesù che mi prende l’iPhone, me lo butta nel lago di Tiberiade, e mi dice: “Lascia le tue reti wireless, e seguimi”». L’idea di adeguare il digiuno quaresimale al terzo millennio è di don Valentino Porcile, parroco della Santissima Annunziata di Sturla, quartiere di Genova, che ha proposto ai ragazzi e ai genitori di «spegnere WhatsApp almeno un po’, ogni giorno». Una proposta «per tutti, per me stesso per primo». «A chi ha WhatsApp acceso sempre, propongo di spegnerlo due ore al giorno. Ai ragazzi ai quali i genitori lasciano usare gli smartphone poche ore al giorno propongo di lasciarlo spento almeno una parte di questo tempo». (…) «Propongo di occupare il tempo in cui WhatsApp sarà spento, un tempo drammaticamente lungo – afferma – con relazioni vere, autentiche, non finte e virtuali. Due ore di chiacchiere. Di guardarsi negli occhi. Di parlarsi. O di dedicare questo tempo a chi è meno fortunato di noi». Una presa di posizione che ha fatto discutere e che ha suscitato centinaia di commenti, sia positivi che negativi. (…) Tanto che lo stesso don Valentino ha sentito l’esigenza di rispondere con un altro post. (…) «La vera sfida non è spegnere un cellulare. La vera sfida è ritrovare modi autentici e veri di comunicare». Ovvero: «Provaci a spegnerlo. Ti accorgerai se davvero non è un problema rimanerne senza. Ma se lo è…».