E TUTTA LA CASA SI RIEMPÌ DEL PROFUMO…

Carissimi sorelle e fratelli, il nostro cammino è guidato principalmente dal ritmo della liturgia e dalle note spirituali dell’anno liturgico. Al centro dei nostri cammini di fede infatti abbiamo la Pasqua di Gesù che celebriamo come sorgente verso la quale camminare e dove troviamo acqua per dissetarci, e poi ripartire dopo una “sosta che rinfranca”. La liturgia è culmine e fonte di ogni programmazione pastorale. La nostra attività consiste innanzitutto nel preparare belle celebrazioni annuali e settimanali e nell’adeguare a esse la nostra vita; anzi nel trasformare la nostra vita in liturgia di lode alla gloria di Dio e nel trovare forza perché la nostra quotidianità sia una preghiera e un’offerta al Signore. Una liturgia è bella quando manifesta l’azione del Signore e quando noi ci lasciamo coinvolgere dalla sua Parola e dal suo Spirito in una risposta corale, che esprime il sentire delle nostre comunità. Quest’anno ci aiuterà e ci accompagnerà anche il profumo di cui tutta la casa si riempie. Se la nostra vita e la nostra comunità si riempiono del profumo di Gesù, allora la nostra è una bella liturgia. Il profumo è tra le cose non indispensabili per vivere. Chi non ha da mangiare non si preoccupa dei profumi! Ma questa immagine ci fa salire ad un livello nuovo della nostra esperienza di Chiesa. È quello della gratuità e della bellezza, è quel “tocco in più” che ci permette di essere attraenti, è quello spazio di leggerezza che ci orienta al gioco, alla gioia; è un granello di giovinezza che ci permette di sognare. Se parliamo di profumo è perché abbiamo consapevolezza delle nostre risorse e ormai le dimensioni essenziali della vita cristiana ci appartengono. Ci appartiene la famigliarità con la Parola, ci sentiamo parte di una fraternità di discepoli, ci nutriamo di carità e ci spendiamo nel servizio. Il profumo rende tutto più bello e ci trasforma in annunciatori: profumiamo di Cristo! Il Signore ci accompagni con la sua vicinanza in ogni nostro passo personale e comunitario e ci aiuti a profumare proprio di Lui nella vita di tutti i giorni.

Claudio, vescovo

D’ESTATE TORNANO I GIOVANI. COSA FARE PER NON PERDERLI?

Tra gli aspetti positivi portati dall’estate c’è la ricomparsa dei giovani: grest, campi parrocchiali, sagre e affini danno l’occasione di farsi presenti e attivi in iniziative organizzate dalle comunità, consolando molti adulti e anziani («Varda che bravi tosi…»). (…) La ricomparsa estiva dunque fa molto piacere e mette fiducia in tutti vederli impegnati per intere giornate e serate, perfino partecipando in prima fila (e con la maglietta identificativa) alla messa principale della domenica. Ma quanto dura questa presenza? Che significa per loro? Ed è possibile far sì che l’attività svolta insieme a vantaggio della comunità (…) maturi un’appartenenza comunitaria più organica e consapevole? (…) Certamente noi adulti, per la tradizione educativa che ci ha formato, fatichiamo a comprendere l’approccio non istituzionale alla fede e alla vita della chiesa che caratterizza l’età giovanile, e ormai anche tanti “cristiani” di tutte le età. In molti è subentrato un “fai-da-te” religioso che diventa labile appartenenza ecclesiale: magari si applaude e apprezza il papa, si va in pellegrinaggio qua e là e ci si confessa anche, si cercano esperienze religiose dove “star bene”, poi manca la regolarità del ritmo domenicale, dell’impegno attivo per la comunità. Ci si ripete che la fede viene prima della morale, ma non sappiamo quali giudizi esprimere (…) di fronte alle due “realtà” (situazioni, problemi… chiamatele come volete) che hanno contraddistinto la passata formazione: l’osservanza del precetto festivo e i comportamenti affettivo-sessuali. (…) E dunque? Ringraziamo il Signore per tutto il bene che i giovani ancora fanno nelle comunità parrocchiali e offriamo spazi e “cuore” (anche di educatori adulti, laici!) perché si sentano comunque di casa nella chiesa; cerchiamo di inventare, raffinare e consolidare proposte che li facciano sentire “importanti” (cioè ciascuno prezioso per sé e non “funzionale”, preso sul serio, aiutato a crescere) e possano condurre a un’adesione personale di fede; (…) Perché poi il punto cruciale – ci viene ripetuto continuamente – è “uscire”: cioè diventare cristiani capaci di offrire segni di speranza e amore alle tante persone deboli e povere della nostra società. E qui magari potremmo cominciare noi adulti a dare qualche buon esempio, no? VERBA VOLANT, EXEMPLA TRAHUNT. La Difesa del Popolo; 26/08/2017; Cesare Contarini