UNA LIETA SORPRESA DELLO SPIRITO

(La notte del 13 marzo 2013)
Quasi allo spirare di giorno – la sera del “Buona sera” del papa nuovo –, tutti sentimmo un odore di madia e l’aria dello Spirito che non ha mai lasciato la sua Chiesa, e che quella notte ci faceva respirare a pieni polmoni, ci faceva intuire la grandezza di chi, sapendosi piccolo, si affidava senza riserve nelle mani di Dio per iniziare un grande servizio nella Chiesa per il Regno. Poi Francesco, con convinta insistenza, parlò di “Chiesa di Roma” e subito si sciolse nell’anima la vibrazione-fremito di una forte gioia teologica… Poi l’inchino al suo popolo e fu “carezza dell’umiltà” sull’anima ormai desiderosa delle tue coccole paterne… Poi ancora ha chiesto, a forte sorpresa, d’essere benedetto dal popolo cristiano prima di benedirlo lui con la formula solenne del libro liturgico… S’inchinò infine in umiltà, con riverenza silente e prolungata, aspettando che la parabola della preghiera della Chiesa salisse all’Altissimo e riscendesse benedicente sul suo capo… Francesco, col suo inchino c’insegna ancora che il nostro mutuo benedirci cuce il canto dell’amore paterno e il canto dell’ubbidienza filiale… Il suo umile inchino ha detto col suo silenzio che noi siamo creature sgusciate, consegnate ai venti più freddi finché non soccorrano la benedizione dei fratelli che promette un amore d’aiuto e la benedizione dei padri che assicura la custodia ai figli…

di Michele Giulio Masciarellida Settimana News del 13 marzo 2017

EUTANASIA

Il fisiatra: accanto a Fabo per 2 anni. «Poi ha smesso di lottare». Parla lo specialista che ha seguito il dj: all’inizio aveva voglia di farcela, non siamo riusciti a fermarlo. (…) In vent’anni di lavoro sui disabili gravissimi abbiamo visto di tutto. Abbiamo una paziente che si definisce atea, da anni attaccata a un ventilatore, ma sostiene che la sua vita è piena. Abbiamo poi molti malati di Sla, e solo due ci hanno chiesto di non essere tracheotomizzati, com’è già loro diritto senza bisogno di leggi nuove, quindi li seguiamo con cure palliative per morire naturalmente, senza alcuna eutanasia ma anche senza soffrire: è la volontà di una persona lucida che dice ‘questa cura straordinaria non la voglio’. Lo prevede la Costituzione e anche il catechismo. Un caso come quello di Fabo, tra centinaia di disabili, non ci è mai capitato prima: la stragrande maggioranza chiede di ricevere tutte le cure possibili per una vita pienamente degna, e purtroppo non le hanno.Questo è il grande diritto inascoltato, vivere, ma non viene difeso con la forza con cui si reclama un diritto di morire. Persino la Lombardia, che è un’isola felice, copre buona parte dei costi altissimi di assistenza ai disabili gravi, ma ad esempio basta che il paziente in stato vegetativo abbia un lieve miglioramento perché il carico venga spostato sulle famiglie. «Perché coloro che si battono per la morte di pochi non si battono al fianco di queste povere madri, che noi vediamo letteralmente svenarsi per i figli? Sono una folla bisognosa e abbandonata». La storia di Fabo non è finita qui. Chi voleva usarla per fini ideologici da qui comincia (…)

(Lucia Bellaspiga; Avvenire; martedì 28 febbraio 2017)