IL FILO DELLA SPERANZA

Papa Francesco ha suggerito, nella sua riflessione del 17 marzo, a S. Marta,
un essenziale esame di coscienza sulla fede, la carità e la speranza, proponendo alcune
domande dirette: «Tu hai fede? Sì, padre, io ho fede: credo nel Padre, nel Figlio e nello
Spirito Santo, nei sacramenti. Bene, tu hai carità? Sì, sì, ma non tanta, cerco di non
litigare, di aiutare i bisognosi, di fare qualcosa di buono nella vita». Queste sono
risposte che possiamo dare «facilmente tante volte», ha fatto notare Francesco. Ma,
ha aggiunto, quando si domanda se tu hai speranza, se tu hai la gioia della speranza»,
la risposta è: «Padre, non capisco, mi spieghi».
La speranza, ha rimarcato il Pontefice, è «quella virtù umile, quella virtù che scorre
sotto l’acqua della vita, ma che ci sostiene per non annegare nelle tante difficoltà, per
non perdere quel desiderio di trovare Dio, di trovare quel volto meraviglioso che tutti
vedremo un giorno». E «oggi — ha detto — è un bel giorno per riflettere su questo: lo
stesso Dio che ha chiamato Abramo e lo ha fatto uscire dalla sua terra senza sapere
dove dovesse andare, è lo stesso Dio che va in croce per compiere la promessa che ha
fatto», Egli, ha proseguito il Papa, «è lo stesso Dio che nella pienezza dei tempi fa che
quella promessa divenga realtà per tutti noi». E ciò «che unisce quel primo momento a
quest’ultimo momento è il filo della speranza». Così ciò «che unisce la mia vita
cristiana alla nostra vita cristiana, da un momento all’altro, per andare sempre avanti
— peccatori, ma avanti — è la speranza». E, ancora, «quello che ci dà pace nei brutti
momenti, nei momenti più bui della vita», è sempre «la speranza».
La speranza, infatti, «non delude: è sempre lì, silenziosa, umile, ma forte» ha concluso
Francesco. E ha ripetuto ancora «la preghiera di oggi, all’inizio della messa: “Signore, la
nostra speranza è nelle tue mani; custodisci la nostra speranza”».
Con questo pensiero vogliamo farvi giungere i nostri più sinceri auguri di Buona Pasqua
insieme ad un grande grazie a tutti coloro che, con speranza, portano avanti le nostre
comunità cristiane. Il Signore è veramente Risorto.

I vostri sacerdoti don Luigi, don Giuseppe, don Vittorio e don Anil

ORIENTAMENTI PASTORALI e DISPOSIZIONI CIRCA IL DIGIUNO E L’ASTINENZA

Digiuno e astinenza non sono forme di disprezzo del corpo, ma strumenti per rinvigorire lo spirito, rendendolo capace di esaltare, nel sincero dono di sé, la stessa corporeità della persona. Ma perché il digiuno e l’astinenza rientrino nel vero significato della prassi penitenziale della Chiesa devono avere un’anima autenticamente religiosa, anzi cristiana.

1) La legge del digiuno “obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po’ di cibo al mattino e alla sera, attenendosi, per la quantità e la qualità, alle consuetudini locali approvate.

2) La legge dell’astinenza proibisce l’uso delle carni, come pure dei cibi e delle bevande che, ad un prudente giudizio, sono da considerarsi come particolarmente ricercati e costosi.

3) Il digiuno e l’astinenza, nel senso sopra precisato, devono essere osservati il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì della Passione e Morte del Signore Nostro Gesù Cristo; sono consigliati il Sabato Santo sino alla Veglia pasquale.

4) L’astinenza deve essere osservata in tutti e singoli i venerdì di Quaresima. In tutti gli altri venerdì dell’anno, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità, si deve osservare l’astinenza nel senso detto oppure si deve compiere qualche altra opera di penitenza, di preghiera, di carità.

5) Alla legge del digiuno sono tenuti tutti i maggiorenni fino al 60° anno iniziato; alla legge dell’astinenza coloro che hanno compiuto il 14° anno di età.

CEI, 21 Ottobre 1994