Migranti e rifugiati ci interpellano

COMUNITÀ APERTE
ALL’ACCOGLIENZA
… esprimiamo gratitudine alle comunità parrocchiali, ai volontari, alle istituzioni che in questi mesi si sono prodigate nel trovare soluzioni, per quanto faticose (…)
Desideriamo altresì sostenere e incoraggiare le istituzioni e gli amministratori locali nel favorire una micro accoglienza diffusa (…)
Per questo desideriamo incoraggiarci a vicenda e con fiducia impegnarci, anche come comunità parrocchiali, nel ricercare soluzioni, mobilitare energie e tutte le possibili risorse (…).
Un primo passo concreto che ci aiuterebbe a fugare incertezze e paure può essere quello di andare a conoscere e parlare direttamente con queste persone, là dove sono già accolte (…)
Da parte nostra ci faremo tramite per avviare percorsi di informazione, comprensione, sensibilizzazione, accoglienza.
L’ulteriore appello di papa Francesco di questi giorni ci sostiene e ci sprona ad aprire le porte.

I Vicari foranei della Diocesi di Padova

Le nostre comunità cristiane accolgono la COMUNITÀ MISSIONARIA MALBES

Domenica prossima 13 settembre, con la celebrazione dell’eucaristia, alle 11.00, nella chiesa del Bassanello, avrà inizio l’esperienza della Comunità Malbes all’interno della canonica.
Sarà con noi Mons. Marangoni don Renato, la Madre generale delle suore comboniane con le sue più strette collaboratrici e tanti amici delle famiglie e della suora che diventano nostri vicini di casa.
Quando tre anni fa’ il vescovo emerito Antonio ci ha chiesto di ospitare presso la canonica due famiglie e una suora comboniana… siamo rimasti tutti un po’ stupiti e meravigliati se non perplessi. Poi, dentro un percorso di discernimento e di preghiera, abbiamo capito che, insieme a tante altre possibilità, questa, di natura strettamente pastorale e missionaria, poteva essere una nuova opportunità per la parrocchia del Bassanello e per tutta l’Unità Pastorale.
Gli amici che accoglieremo ci raccontano come è nato il loro sogno. Malbes è il primo villaggio cristiano da dove è partito s. Daniele Comboni nella sua opera di evangelizzazione, nel Sudan.
La caratteristica specifica di quella presenza, originalissima per quel tempo, era la condivisione del lavoro e della preghiera tra laici, preti, religiosi e religiose.
Ispirandosi a questo modello, la famiglie Anaclerio Martina e Giancarlo insieme ai loro due figli Ginevra e Gabriele, Zarantonello Carla e Mario con le figlie Alice e Sara e Sr. Carmela Coter, missionaria comboniana, “scegliendo il nome di quel villaggio desiderano vivere un aspetto della spiritualità comboniana: fare causa comune con tutti, vicini e lontani, condividere con tutti le gioie e le difficoltà della vita. Desiderano costruire una comunità aperta a tutti”.
Siamo grati al Signore per questa loro presenza: invochiamo lo Spirito perché, nell’accoglienza reciproca, renda le nostre comunità capaci si essere sempre più, una chiesa, come ci sollecita papa Francesco, “in uscita”.
Il tempo che stiamo vivendo ci costringe a ripensare e rivedere la nostra pastorale, spesso rivolta più alla conservazione che all’apertura anche a forme e metodi nuovi…
Avere all’interno delle nostre comunità il fuoco sempre acceso della missione, grazie anche alla presenza di questi fratelli, possa ridare slancio e coraggio ai nostri cammini di fede: apra i cuori di tutti e di ciascuno alla passione e al coraggio per l’annuncio del vangelo.
“Desideriamo abbattere muri e costruire ponti fra tutte le persone perché ognuna ha uguale dignità: Vieni, chiunque tu sia, Vieni!”: queste parole di un poeta africano ci indicano la strada!