In cerca della via d’uscita

Papa Francesco ricorda che la vocazione cristiana è un esodo da se stessi (“L’Osservatore Romano” 14.04.2015) La vocazione cristiana è un’esperienza di esodo, di uscita da se stessi e di cammino alla sequela di Cristo e al servizio dei fratelli. Lo afferma Papa Francesco nel messaggio per la cinquantaduesima giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, che si celebra il prossimo 26 aprile, quarta domenica di Pasqua. «Credere— ricorda in proposito il Pontefice — vuol dire lasciare se stessi, uscire dalla comodità e rigidità del proprio io per centrare la nostra vita in Gesù». Il modello è Abramo, il quale abbandona «la propria terra mettendosi in cammino con fiducia, sapendo che Dio indicherà la strada verso la nuova terra». Questa “uscita”, puntualizza il Papa, «non è da intendersi come un disprezzo della propria vita, del proprio sentire, della propria umanità»; al contrario, «chi si mette in cammino alla sequela di Cristo trova la vita in abbondanza, mettendo tutto se stesso a disposizione di Dio e del suo regno». L’itinerario vocazionale «ha la sua radice nell’amore». Infatti, spiega Francesco, «la vocazione cristiana è anzitutto una chiamata d’amore che attrae e rimanda oltre se stessi, decentra la persona, innesca un esodo permanente». Essa resta sempre «quell’azione di Dio che ci fa uscire dalla nostra situazione iniziale, ci libera da ogni forma di schiavitù, ci strappa dall’abitudine e dall’indifferenza e ci proietta verso la gioia della comunione con Dio e con i fratelli». Ecco perché la Chiesa «è davvero fedele al suo Maestro nella misura in cui è una Chiesa in uscita, non preoccupata di se stessa, delle proprie strutture e delle proprie conquiste, quanto piuttosto capace di andare, di muoversi, di incontrare i figli di Dio nella loro situazione reale e di com-patire per le loro ferite». Chi segue Cristo, infatti, non fugge «dalla vita e dal mondo», ma trova nuove motivazioni «all’impegno solidale a favore della liberazione dei fratelli, soprattutto dei più poveri».