CLICKTOPRAY

Un invito rivolto ai giovani, a chi naviga in rete, a chi vuole pregare insieme. È quello rivolto da Francesco all’Angelus, presentando la piattaforma ufficiale della Rete Mondiale di Preghiera del Papa: “Click To Pray”. Il sito www.clicktopray.org è in sei lingue (spagnolo, inglese, italiano, francese, portoghese, spagnolo, francese e tedesco) e da oggi include il profilo personale del Pontefice nel quale saranno inserite le sue intenzioni e le richieste di preghiera per la Chiesa. (…) Aperta ai credenti e a tutte le persone di diverse religioni, Click to pray è «l’evoluzione di quell’invito evangelico “Venite e vedete”», ha sottolineato il gesuita Alessandro Piazzesi, direttore nazionale della “Rete mondiale di preghiera del Papa”. «A duemila anni di distanza dalla fondazione della Chiesa, questa App può essere definita, grazie alle notifiche, la forma moderna del suono delle campane che richiama ognuno di noi alla preghiera. È destinata a tutti, specialmente ai più giovani». Capita che Click to pray sia usata dai ragazzi per mostrare ai loro nonni come si utilizzano le App nello smartphone. Anche questo diverso impiego dell’App può aiutare, perché rappresenta il valore della testimonianza. (…) La piattaforma Click to pray è disponibile sia per Android e sia per iOS in modo che le persone, ovunque si trovino, possano unire le loro preghiere con quelle del Papa in modo facile e veloce ogni giorno.

(Avvenire; L’applicazione. La app “Click To Pray”: e ora si può pregare in rete con papa Francesco; Emanuela Genovese; Lunedì 21 gennaio 2019)

GIORNATA PER LA VITA 2019: “È VITA, È FUTURO”

Gli anziani, che arricchiscono questo nostro paese, sono la memoria del popolo.

Si rende sempre più necessario un patto per la natalità, che coinvolga tutte le forze culturali e politiche.

Accogliere, servire, promuovere la vita umana e custodire la sua dimora che è la terra significa scegliere di rinnovarsi e rinnovare, di lavorare per il bene comune guardando in avanti.

Ci è chiesta la cura di chi soffre per la malattia, per la violenza subita o per l’emarginazione, con il rispetto dovuto a ogni essere umano quando si presenta fragile.

Non vanno poi dimenticati i rischi causati dall’indifferenza, dagli attentati all’integrità e alla salute della “casa comune”, che è il nostro pianeta.

SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI

(fonte: ufficio stampa della diocesi di Padova)

È iniziata venerdì 18 gennaio la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio 2018) che quest’anno ha come filo conduttore il versetto del libro del Deuteronomio 16,18-20: “Cercate di essere veramente giusti”, scelto dai cristiani di Indonesia.

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, in Diocesi di Padova, vede alcuni appuntamenti promossi dalla Pastorale per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso in collaborazione con il Consiglio delle Chiese cristiane di Padova. Sabato 19 gennaio, alle ore 20.45, nel teatro del Santuario di San Leopoldo a Padova si terrà il concerto Cantare insieme la fede con la partecipazione della Comunità ebraica di Padova, delle chiese cristiane e del coro Shalom di Montegrotto Terme. Ingresso libero

A seguire domenica 20 gennaio, alle ore 16, al Tempio della Pace, in via Tommaseo 47 a Padova si terrà la preghiera ecumenica con la partecipazione di: Ioannis Antoniadis (chiesa ortodossa greca); Liviana Maggiore (chiesa metodista); Georg Reider (pastore luterano); padre Liviu Verzea (parroco ortodosso romeno); don Giuliano Zatti (vicario generale Diocesi di Padova). Preghiere ecumeniche sono in programma anche in alcuni vicariati del territorio diocesano. Durante la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, ogni sera alle ore 18.30 nei giorni feriali e alle ore 18 il sabato e la domenica, ci sarà la celebrazione Eucaristica nel santuario di San Leopoldo a Padova.

Nelle parrocchie dell’UP faremo una preghiera speciale durante le S. Messe di orario.

I GIOVANI CHIEDONO ADULTI CREDIBILI

(Don Michele Falabretti; 29 Ottobre 2018)

Credo che il Sinodo abbia messo in evidenza il “paradosso pedagogico” a cui oggi assistiamo. Gli adulti di oggi, giovani fino a ieri, sono cresciuti con uno schema ben preciso: i grandi sanno, quindi dicono ai piccoli cosa devono fare; chi cresce è sguarnito, chi è maturo è attrezzato. Per la prima volta, nella storia, l’azione educativa deve prendere atto che non è più così: chi è giovane ha già a disposizione molte delle informazioni che l’adulto vorrebbe consegnare. (…) si tratta di prendere atto che non abbiamo più a che fare con generazioni di piccoli ingenui (tale io non ho paura a definirmi, se ripenso alla mia giovinezza). Dunque, proprio perché diciamo che la fede è questione di senso della vita, a maggior ragione la Chiesa deve seriamente porsi il problema di come si presenta a questo tempo e alle persone che lo vivono. Proprio per questo nel Sinodo sono emerse questioni urgenti che riguardano gli adulti: la loro credibilità in tema di fede e di vita, la gestione delle strutture ecclesiali e la capacità di mostrare che il potere nella Chiesa deve essere anzitutto un servizio, il ruolo della donna all’interno di essa, l’accoglienza delle fragilità e marginalità nella cura dei più poveri. E soprattutto la disponibilità (prima ancora che la capacità) a farsi compagni di viaggio che sanno ascoltare le domande dei giovani prima di correre a offrire risposte. Sembrerà strano, ma è su questo terreno che si gioca la partita di una Chiesa che vuole tornare a incontrare i figli di questo tempo. (…) Un pensiero, davvero, consola al termine di questo Sinodo: non è davvero mai troppo tardi per poter riannodare i fili della vita con la presenza di Gesù nella storia. Le depressioni pastorali non sono ammesse: ricordano troppo un aratro lasciato a terra.

DOV’ È FINITA LA STELLA?

Conclusa la visita a Gesù Bambino i Magi lasciarono Betlemme. “La nostra missione è compiuta” disse Melchiorre; “andiamo a casa” esclamò Gasparre; “la stella continuerà a guidarci” affermò Baldassare. Nella volta celeste la stella sembrò annuire e si avviò verso Oriente. I Magi la seguirono. E siccome era visibile pure di giorno, in poco tempo raggiunsero l’oasi del primo incontro. Calata la sera, però, non videro più la stella in cielo. “La stella è scomparsa” si lamentò Melchiorre; “possiamo cavarcela da soli chiedendo ai pastori e carovanieri di passaggio”, disse Gaspare che aveva spirito pratico. Baldassare scrutava il cielo che lasciava vedere milioni di stelle grandi e piccole, ma la cometa dalla luce dorata non c’era più: “dove sarà andata?”, domandò triste. All’indomani ripresero la strada. Si ritrovarono ben presto ad un bivio. Videro un gregge, e chiesero consiglio al pastore che indicò loro la pista da seguire, dopo aver loro offerto latte e formaggio. In quel preciso momento, sulla fronte del pastore comparve una piccola luce dorata. I Magi ripartirono pensosi. Dopo un po’, ecco un villaggio. Sulla porta di una casetta una donna cullava con amore un bambino. Gaspare scorse sulla sua fronte, appena sotto il velo, una luce dorata e sorrise. Cominciava a capire. Più avanti, ai bordi della strada, si imbatterono in un carovaniere che si affannava intorno ad uno dei suoi dromedari che si era scrollato di dosso un carico di spezie. Un tale, fermatosi, lo aiutava a raccogliere la merce preziosa. Baldassare notò chiaramente una piccola luce dorata brillare sulla fronte del generoso soccorritore. “Adesso so dov’è finita la nostra stella”, esclamò Baldassare. “É esplosa in tanti frammenti che si sono andati a posare ovunque c’è un cuore generoso”. Melchiorre aggiunse: “Conta solo l’Amore”. E Gaspare notò che anche sulla fronte dei due compagni d’avventura era comparsa una piccola, ma inconfondibile luce dorata. … Dio entra nel mondo dal punto più basso, da una stalla. Inizia il suo viaggio dalla periferia, dai pastori, dagli ultimi della fila perché nessuno si senta escluso. Proprio lì, nel sottoscala del mondo ha voluto abitare, mettersi in fila con tutti gli esclusi, lì ha posto la propria tenda, lì lo si ritrova. Da lì si dovrà ripartire perché il mondo sia altro…

Buon Natale dai vostri preti

E’ Natale da fine ottobre

È Natale da fine ottobre.

Le lucette si accendono sempre prima,

mentre le persone sono sempre più

intermittenti.

Io vorrei un dicembre a luci

spente e con le persone accese.

 

Charles Bukowski

“QUESTO POVERO GRIDA E IL SIGNORE LO ASCOLTA”.

Sono tratte da Sal 34,7 le parole che compongono il motto scelto da Papa Francesco per la II Giornata Mondiale dei Poveri, che verrà celebrata (questa) domenica, 18 novembre. Queste parole diventano nostre nel momento in cui siamo chiamati a incontrare le diverse condizioni di sofferenza ed emarginazione in cui vivono tanti fratelli e sorelle che siamo abituati a designare con il termine generico di poveri”. Sono tre i verbi che, sottolinea Papa Francesco nel suo messaggio, caratterizzano “l’atteggiamento del povero e il suo rapporto con Dio. Anzitutto, gridare. La condizione di povertà non si esaurisce in una parola, ma diventa un grido che attraversa i cieli e raggiunge Dio”. Il grido del povero è la manifestazione della sua condizione di “sofferenza e solitudine”, che chiama ognuno a un “esame di coscienza”. Il secondo verbo è rispondere. “Il Signore, dice il Salmista, non solo ascolta il grido del povero, ma risponde. La sua risposta, come viene attestato in tutta la storia della salvezza, è una partecipazione piena d’amore alla condizione del povero”. Dio risponde al grido del povero, compiendo un “intervento di salvezza, per curare le ferite dell’anima e del corpo, per restituire giustizia e per aiutare a riprendere la vita con dignità”. Tuttavia, “la risposta di Dio è anche un appello affinché chiunque crede in Lui possa fare altrettanto nei limiti dell’umano”. Il terzo verbo è liberare. “L’azione con la quale il Signore libera è un atto di salvezza per quanti hanno manifestato a Lui la propria tristezza e angoscia. La prigionia della povertà viene spezzata dalla potenza dell’intervento di Dio”. Confrontarsi con chi vive in povertà non è affatto un gioco, ma al contrario, “è lo Spirito a suscitare gesti che siano segno della risposta e della vicinanza di Dio. Quando troviamo il modo per avvicinarci ai poveri, sappiamo che il primato spetta a Lui, che ha aperto i nostri occhi e il nostro cuore alla conversione”. L’invito del Pontefice, per la prossima Giornata dei Poveri, è a fuggire da ogni “protagonismo“, poiché l’indigente ha bisogno di quell’”amore che sa nascondersi e dimenticare il bene fatto“.

CHE COSA FACCIAMO PER HALLOWEEN?

Cronaca di un’esperienza dei ragazzi dell’iniziazione cristiana.

È mai possibile, ci chiedevamo fare una proposta alternativa, che andasse oltre la macchina commerciale che ci hanno costruito sopra? Quest’anno, guidati da un’interessante riflessione di Fra Fabio Scarsato, direttore del Messaggero, abbiamo fatto la nostra proposta. Siamo partiti dal significato della parola “halloween”, un termine inglese che deriva dalla contrazione di: all hallows’eve, letteralmente: vigilia di tutti i Santi. Non è una festa fine a se stessa, dunque, ci siamo detti, ma può acquistare senso in riferimento al I novembre. Così abbiamo invitato i ragazzi del catechismo a scoprire il santo di cui portano il nome. Poi la proposta choc: vestiamoci da Santi. Sembrava una cosa folle ma la proposta è stata recepita, eccome. La sera del 31, si sono presentati un bel po’ di santi; tanto per citarne qualcuno c’era Caterina da Siena, con il giglio bianco, Maria veniva dal Perù e aveva un velo azzurro sulla testa e sua sorella, per fare la spada della santa che la rappresentava, ha usato un tutorial su internet. Non mancava Rita da Cascia, Francesco e nemmeno Antonio, che veniva forse dal nord dell’Africa, come quando giunse qui in Italia. Dulcis in fundo: San Riccardo. È stato uno spettacolo cui non eravamo più abituati. Prima di partire per il giro delle case un grano di incenso, tanti segni di croce (sugli occhi, sulle orecchie, sulla bocca, sulle spalle) e un chicco di sale ci hanno aiutato a pregare con le beatitudini. Altra pista di riflessione per vivere la festa è stata la tradizionale frase che pronunciano i bambini nei film: dolcetto o scherzetto? Anche qui abbiamo scoperto che, in origine, non c’erano alternative ma soltanto la richiesta di qualcosa, magari un dolce, in cambio della preghiera per quelli presenti in casa, vivi o defunti. Per questo motivo i ragazzi avevano preparato delle preghiere che hanno consegnato a chi apriva la porta. Questa la cronaca di un’esperienza, a nostro avviso ben programmata, sicuramente ben riuscita. Da non ripetersi, forse, tutti gli anni, ma da lasciare come un segno che si può abitare, da cristiani, questo mondo così variegato.

Le catechiste, i catechisti e gli accompagnatori dell’I.C. di S. Teresa e Bassanello

I NUOVI COMPITI DELLE PARROCCHIE (?!)

Da un dialogo con Vincenzo Rosito a partire dal suo recente volume Dio delle città. Cristianesimo e vita urbana EDB, 2018.

(L’autore dà questi suggerimenti:) padroneggiare i nuovi linguaggi, difendere il tempo, vicinanza ai poveri, la festa e il gratuito. (…)

«Oggi, nella vita di una parrocchia, la vicinanza ai poveri dovrebbe esprimersi anche (…) esercitando un ruolo critico nelle dinamiche sociali in cui si costruisce la fama negativa di un quartiere o si inizia a gettare discredito su una porzione di città o di società. Le comunità cristiane non possono essere inattive davanti alla creazione dei nuovi stigmi sociali. (…) Contrastare i processi di stigmatizzazione urbana significa promuovere le riserve di socialità presenti nella vita e nel tessuto comunitario di una città. Queste riserve, distribuite nelle realtà collaborative e associative più disparate, possono diventare occasioni di scoperta, valorizzazione e collaborazione da parte delle singole comunità ecclesiali. C’è un bisogno crescente di “vita all’aperto”, di tempo passato gratuitamente e distesamente nel chiarore degli spazi comuni. La nuova socialità urbana non si esprime probabilmente nelle forme associative e comunitarie del secolo scorso, ma porta in dote desideri inespressi, come quello di un tempo condiviso in semplicità e gratuità. Nel contesto vitale e sociale di una città, alle Chiese spetta prima di tutto un servizio e un’opera di gratuità. I cristiani potrebbero essere ancor più riconoscibili per la passione con cui promuovono relazioni gratuite e disinteressate, per il modo con cui si spendono a favore delle forme sociali e civili della generosità e del dispendio, in cui si elargisce a piene mani senza chiedere un tornaconto ponderato e immediato. Questo è un compito spirituale, pastorale e culturale del cristianesimo dentro la città che cambia.

L’APPELLO DI PAPA FRANCESCO ALLA PREGHIERA QUOTIDIANA DEL ROSARIO

Il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, accoglie e rilancia l’appello di papa Francesco affinché – in particolare in questo mese di ottobre – si preghi per l’unità della Chiesa e dei credenti. «Papa Francesco – ricorda il vescovo Claudio – ci chiede di pregare “perché la Santa Madre di Dio, ponga la Chiesa sotto il suo manto protettivo: per preservarla dagli attacchi del maligno, il grande accusatore”. Come Chiesa di Padova ci uniamo a questa richiesta di papa Francesco. Invito tutti i fedeli che recitano il rosario e le comunità parrocchiali a unirsi a questa intenzione e chiedo in particolare ai santuari mariani del nostro territorio – e per Padova sarà la basilica del Carmine (ogni sera, a partire da lunedì 8 ottobre, alle ore 18.30) a essere “segno” in città – di farsi promotori della preghiera serale del santo rosario, accompagnandola anche con un’intenzione particolare dedicata alla nostra Chiesa di Padova, perché, sotto la protezione della Santa Madre di Dio, possa vincere gli assalti del maligno, non cedere alle tentazioni della discordia e delle divisioni e purificarsi. Preghiamo insieme Maria perché vegli e sostenga l’unità nella nostra Chiesa diocesana, nel suo cammino di conversione, in piena sintonia con il santo Padre Francesco, a cui è affidato il grave e impegnativo compito di guidare nell’unità la Chiesa, in tempi così difficili e complessi. Preghiamo perché la Chiesa resti unita nelle avversità e sosteniamo papa Francesco con le nostre intenzioni».