«ERO STRANIERO E NON MI AVETE ACCOLTO #AQUARIUS».

Attacchi choc a Ravasi che twitta il Vangelo

In vita sua il cardinale Gianfranco Ravasi (…) non si era mai trovato in mare aperto, nel mezzo di una bufera di critiche, come gli è capitato ieri per un tweet che più biblico non poteva essere: «Ero straniero e non mi avete accolto (Mt 25,43) #Aquarius». Quella parola di Gesù riportata dal Vangelo di Matteo ha provocato l’approvazione di alcuni, ma anche l’ira di tanti. «Il Vaticano quanti migranti ha accolto?» è una delle risposte polemiche alla frase scritta in Rete dal cardinale. Un’altra: «Accoglieteli voi nelle vostre parrocchie e super attici e affidatevi alla beneficenza e alla provvidenza divina, il popolo italiano ha già dato e deve pensare ai suoi terremotati, disoccupati e indigenti». C’è chi gli fa il verso: «Ero italiano e mi avete massacrato dalle tasse costringendomi a licenziare le mie dipendenti». Con la variante: «Ero italiano e mi avete rovinato con le delocalizzazioni». Nel vasto gorgo della Rete i pochi che difendono Ravasi polemizzano con il cattolico Matteo Salvini postando la foto che lo ritrae davanti al Duomo di Milano, che sventola il Rosario, o invitandolo a leggere il Vangelo dell’evangelista suo omonimo che riferisce la sentenza di Gesù twittata dal cardinale. Ieri ha parlato anche un altro cardinale italiano, Francesco Montenegro, che ha maggiore competenza in materia: è arcivescovo di Agrigento (l’isola di Lampedusa appartiene alla sua diocesi) e presidente della Caritas italiana. Montenegro ha definito «una sconfitta della politica» la decisione del ministro Salvini di chiudere i porti italiani: «L’Europa deve prendere atto che nessuno può fermare questi flussi, che sono epocali, e non è chiudendo porti e rimbalzandosi le responsabilità che si troverà una soluzione. Dobbiamo prepararci a un mondo multietnico e non a chiudere porte e finestre».

Fonte “Corriere della Sera”, Luigi Accattoli, martedì 12 giugno 2018

L’EUCARISTIA CI FA FORTI PER DARE FRUTTI, FIORI DI BUONE OPERE E PER VIVERE COME CRISTIANI

Papa Francesco, 21 marzo 2018.

“Allungare po’ quel momento di silenzio parlando con Gesù nel cuore ci aiuta tanto, come pure un salmo o un inno di lode, che ci aiuta ad essere col Signore”. Così il Papa ha commentato a braccio il momento della preghiera silenziosa che segue la Comunione. “La Chiesa desidera vivamente che anche i fedeli ricevano il Corpo del Signore con ostie consacrate nella stessa Messa”, ha spiegato Francesco, “e il segno del banchetto eucaristico si esprime con maggior pienezza se la santa Comunione viene fatta sotto le due specie, pur sapendo che la dottrina cattolica insegna che sotto una sola specie si riceve il Cristo tutto intero. (…) Dopo la Comunione, a custodire in cuore il dono ricevuto ci aiuta la preghiera silenziosa”. Nell’orazione dopo la Comunione, con cui si conclude la liturgia eucaristica, “a nome di tutti, il sacerdote si rivolge a Dio per ringraziarlo di averci resi suoi commensali e chiedere che quanto ricevuto trasformi la nostra vita”. “L’Eucaristia ci fa forti per dare frutti, fiori di buone opere e per vivere come cristiani”, ha concluso il Papa a braccio: “È significativa l’orazione (…), in cui chiediamo al Signore che la partecipazione al suo sacramento sia per noi medicina di salvezza, ci guarisca dal male e ci confermi nella sua amicizia”. “Accostiamoci all’Eucaristia, a ricevere Gesù che ci trasforma in lui, ci fa più forti: è tanto buono e tanto grande il Signore!”.

LO SPIRITO DELLA VERITÀ DIRÀ TUTTO CIÒ CHE AVRÀ UDITO E VI ANNUNCERÀ LE COSE FUTURE (Gv 15,12)

Riguardo a questo soffio divino (l’alito di Dio, la ruach che figurativamente indica la vita di Dio che procede dall’intimo del suo essere) Gesù (…) è consapevole di aver narrato, spiegato Dio ai discepoli per alcuni anni con il suo comportamento e le sue parole, soprattutto amando i suoi fino alla fine (cf. Gv 13,1), ma sa anche che avrebbe potuto dire molte cose in più. Gesù sa che c’è una progressiva iniziazione alla conoscenza di Dio, una crescita di questa stessa conoscenza, che non può essere data una volta per tutte. Il discepolo impara a conoscere il Signore ogni giorno della sua vita, “di inizio in inizio, per inizi che non hanno mai fine” (Gregorio di Nissa). La vita del discepolo deve essere vissuta per una comprensione sempre più grande, e tutto ciò che una persona vive (incontri, realtà, ecc.), attraverso l’energia dello Spirito santo apre una via, approfondisce la conoscenza, rivela un senso. Ognuno di noi lo sperimenta: più andiamo avanti nella vita personale e nella risposta alla chiamata del Signore nella storia, più lo conosciamo! Il Vangelo è sempre lo stesso, “Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre” (Eb 13,8), non cambia, ma noi lo conosciamo meglio proprio vivendo la nostra storia e la storia del mondo. D’altronde, proprio il vangelo secondo Giovanni testimonia che i discepoli comprendono alcuni gesti di Gesù soltanto più tardi, dopo la sua morte e la sua resurrezione: erano restati incapaci di interpretarli nel loro accadere (cf. Gv 2,22; 12,16), ma nella luce della fede nel Risorto si era aperta per loro la possibilità della comprensione. (…) E nuovi eventi e realtà della storia sono illuminati e compresi proprio grazie alla presenza dello Spirito santo, che fa conoscere non una nuova rivelazione, non necessaria dopo Gesù, ma rischiara e approfondisce il mistero di Dio e del Figlio suo inviato nel mondo, morto e risorto. Si faccia però attenzione: a Cristo non succede lo Spirito santo, (…) Dove c’è Cristo c’è lo Spirito e dove c’è lo Spirito c’è Cristo! Enzo Bianchi

I VALORI E LE SCELTE CHE CI ACCOMUNANO…

(…) La lotta disarmata di Kate e Tom Evans per poter accudire sino all’ultimo il piccolo Alfie, malato incomprensibile per la stessa medicina e vita «futile» per giudici infelici sia nella scelta delle parole sia nelle decisioni assunte, è diventata motivo di riflessione per tanti e ci ha riconsegnato il senso di valori fondamentali – lo ius vitae e la “cura dell’altro”, soprattutto quando fragile, debole, assolutamente impotente – che davvero (…) hanno «illuminato il dolore» di uomini e donne credenti, non credenti e liberi pensatori. In Gran Bretagna, medici e giudici (e, a lungo, anche mass media) hanno ignorato e lasciato soli due genitori troppo giovani e semplici per essere considerati meritevoli di ascolto e di una risposta degna dell’amore e della civiltà di cui si stavano dimostrando capaci. Molti altri e molte altre, invece, incoraggiati o scossi anche dalla paterna vicinanza di papa Francesco ai protagonisti di questa storia tristissima eppure luminosa, non hanno lasciato soli quel papà e quella mamma. (…) purtroppo, abbiamo avuto solo il “potere” della solidarietà e non quello della decisione. Ma credo che non sia stato invano. Io non so se ci potranno essere conseguenze sul piano giudiziario (…) Spero invece che abbia conseguenze, e molto forti e durature, la consapevolezza riaccesa in larghi settori dell’opinione pubblica (non solo) del nostro Paese dalla straziante fine del piccolo “paziente inglese”. Spero che tanti si rendano conto di quanto sia importante che l’Italia a lungo raccontata come un Paese dal quale si deve andar via per “morire con dignità” sia finalmente apparsa per ciò che essa, nonostante le imperfezioni del nostro sistema, effettivamente è: un Paese dove si può desiderare di venire per veder rispettata e accudita la vita e avere una morte degna perché circondata dall’amore e da giuste cure. Senza accanimento e senza abbandono terapeutico. È un bene comune di cui dobbiamo avere grande cura, per non disperderlo e non farcelo portar via.

Avvenire; Lunedì 30 aprile 2018 / Opinioni / Il direttore Marco Tarquinio risponde

ASCOLTARE, DISCERNERE, VIVERE LA CHIAMATA DEL SIGNORE

(55ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni)

Nella IV Domenica di Pasqua siamo invitati a pregare per le vocazioni. “La chiamata del Signore non ha l’evidenza di una delle tante cose che possiamo sentire, vedere o toccare nella nostra esperienza quotidiana. Dio viene in modo silenzioso e discreto, senza imporsi alla nostra libertà” (Papa Francesco, Messaggio per la Giornata per le vocazioni). Disponiamoci all’ascolto profondo della voce del Signore, aperti alle sorprese dello Spirito e fiduciosi nel premuroso disegno di Dio per noi.

GLI AUGURI DI PASQUA

del Vescovo Claudio

Buona Pasqua, carissimi cristiani della Chiesa patavina che vive nei territori della provincia di Padova, della Pedemontana e dell’Altopiano di Asiago, della Riviera del Brenta, del Trevigiano e del Bellunese. Buona Pasqua! Il Signore è risorto, è veramente risorto! Questo è l’annuncio che ho l’incarico di portarvi e che ho la gioia e il felice compito di far risuonare nel vostro cuore e nelle vostre comunità. (…) Siamo fiduciosamente incamminati perché ci accompagna e introduce il Signore stesso, il Risorto, il primogenito della nuova creazione! (…) Già adesso in noi è presente un germe che ci spinge a guardare in avanti, quasi un istinto di miglioramento continuo. È la nostra storia personale, segnata da malattia, ingiustizie, peccati, che trova coraggio di riprendersi, sempre, continuamente. Ma è anche storia del nostro tempo, spesso – troppo spesso – segnata da guerre, ingiustizie economiche e sociali, minacciata da pericoli di ogni tipo per le difficili dinamiche e congiunture politiche a livello planetario. Contro il male cerchiamo spazi di liberazione e di emancipazione. Istintivamente combattiamo per una vita migliore. Se guardiamo ai tempi lunghi il male viene vinto. Non solo è nostra esperienza, ma è anche certezza della fede cristiana: sarà sconfitto perché la Pasqua di Gesù annuncia la vittoria della pace sulla guerra, della vita sulla morte. Diversamente scompariremmo come genere umano e come creato. Noi crediamo invece in un esito positivo della nostra storia, un esito che viene anticipato dalla Pasqua. (…) È un annuncio che si estende a tutti gli uomini e le donne del mondo; ai nostri figli verso cui siamo debitori di speranza e di coraggio! Il Risorto benedica tutti, benedica le nostre famiglie e i nostri progetti, benedica le nostre terre. Alleluja!

SETTIMANA SANTA! NOTTE LUMINOSA! PASQUA DI RISURREZIONE!

Se qualcuno ti chiedesse a bruciapelo: “In cosa credi? Qual’è la tua fede?”, se sei cristiano la fede pasquale dovrebbe ispirare al tuo cuore la più folle delle risposte: “All’amore che vince, l’amore che è più forte della morte!”. È quello che canta la liturgia della “notte luminosa”, la notte di Pasqua: ”Questo è stato fatto dal Signore, una meraviglia ai nostri occhi!” (Sal 118,23). Allora vieni! Ascolta e contempla! Siedi alla tavola: gusta a sazietà e riparti felice! La fede pasquale è vita da risorti. È mistero e dono. Niente dimostrazioni razionali! Affronta la notte: in te, attorno a te. Ma “vieni e vedi” (cf. Gv 1,39): lasciati illuminare. La fede si comunica come un fuoco: da volto a volto, da cuore a cuore! Perché la nostra gioia è un fuoco fraterno. Essa si percepisce come un “rimettersi in piedi” a livello interiore. Ti abiterà come un cantico nuovo! È così che da venti secoli uomini e donne che credono in quel Gesù che viene chiamato Cristo si sono rialzati nella sua resurrezione e hanno ricevuto da lui questo nuovo modo di vivere e di morire. Una mano di luce è passata su di loro e da quel momento ha illuminato il cammino, ne ha guidato i passi. La fede pasquale non è sapere umano ma radicale novità della sua grazia, sulla base di confidenze e testimonianze di uomini e di donne che l’hanno ricevuto da lui. Sai tu perché lo chiamano “Cristo”? Vuole dire “Unto”, “Messia”, colui che ha ricevuto la forza di Dio. La sua forza è l’amore, e la croce ne è ormai il segno vittorioso! (dalla liturgia di Bose) Il nostro più sincero augurio di una felice e buona Pasqua!

I vostri sacerdoti

QUARESIMA. FARE A MENO DI WHATSAPP? UN FIORETTO CHE SI PUÒ FARE

Adriano Torti mercoledì 28 febbraio 2018

«Altro che digiuno dal cibo. Altro che astinenza dalle carni. Troppo facile ragazzi. Mi piace molto l’idea di vedere Gesù che mi prende l’iPhone, me lo butta nel lago di Tiberiade, e mi dice: “Lascia le tue reti wireless, e seguimi”». L’idea di adeguare il digiuno quaresimale al terzo millennio è di don Valentino Porcile, parroco della Santissima Annunziata di Sturla, quartiere di Genova, che ha proposto ai ragazzi e ai genitori di «spegnere WhatsApp almeno un po’, ogni giorno». Una proposta «per tutti, per me stesso per primo». «A chi ha WhatsApp acceso sempre, propongo di spegnerlo due ore al giorno. Ai ragazzi ai quali i genitori lasciano usare gli smartphone poche ore al giorno propongo di lasciarlo spento almeno una parte di questo tempo». (…) «Propongo di occupare il tempo in cui WhatsApp sarà spento, un tempo drammaticamente lungo – afferma – con relazioni vere, autentiche, non finte e virtuali. Due ore di chiacchiere. Di guardarsi negli occhi. Di parlarsi. O di dedicare questo tempo a chi è meno fortunato di noi». Una presa di posizione che ha fatto discutere e che ha suscitato centinaia di commenti, sia positivi che negativi. (…) Tanto che lo stesso don Valentino ha sentito l’esigenza di rispondere con un altro post. (…) «La vera sfida non è spegnere un cellulare. La vera sfida è ritrovare modi autentici e veri di comunicare». Ovvero: «Provaci a spegnerlo. Ti accorgerai se davvero non è un problema rimanerne senza. Ma se lo è…».

PRESSO DI TE È IL PERDONO

Invito soprattutto i membri della Chiesa a intraprendere con zelo il cammino della Quaresima (…) Egli ci dona sempre nuove occasioni affinché possiamo ricominciare ad amare. Una occasione propizia sarà anche quest’anno l’iniziativa “24 ore per il Signore”, che invita a celebrare il Sacramento della Riconciliazione in un contesto di adorazione eucaristica. Nel 2018 essa si svolgerà venerdì 9 e sabato 10 marzo, ispirandosi alle parole del Salmo 130,4: «Presso di te è il perdono».

Disponibilità per la riconciliazione: A S. Teresa, venerdì 9, dalle 15.30 fino alle 18. Ai Santi Angeli custodi, dalle 17.00 alle 19.00 Al Bassanello, sabato 10, dalle 15 (I^ riconciliazione IV el.) alle 18.00.

Nella notte di Pasqua rivivremo il suggestivo rito dell’accensione del cero pasquale: attinta dal “fuoco nuovo”, la luce a poco a poco scaccerà il buio e rischiarerà l’assemblea liturgica. «La luce del Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito», affinché tutti possiamo rivivere l’esperienza dei discepoli di Emmaus: ascoltare la parola del Signore e nutrirci del Pane eucaristico consentirà al nostro cuore di tornare ad ardere di fede, speranza e carità.

Francesco

 

Quaresima di fraternità 2018

PROGETTO “ESCUELA PARA TODOS” in ECUADOR I ragazzi che intendono ottenere un diploma superiore devono raggiungere le scuole a Duran, ma per chi abita nelle zone rurali è difficile, soprattutto per i costi di trasporto. Il progetto prevede di sostenere il costo giornaliero di trasporto per un anno, la divisa ed eventuali materiali per una decina di ragazzi.

>> L’importo richiesto è di € 10.000, sosteniamo un ragazzo con una quota di € 1.000

L’ELEMOSINA COME STILE DI VITA

«Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti» (Mt 24,12). Se vediamo nel nostro intimo e attorno a noi i segnali appena descritti, ecco che la Chiesa, nostra madre e maestra, assieme alla medicina, a volte amara, della verità, ci offre in questo tempo di Quaresima il dolce rimedio della preghiera, dell’elemosina e del digiuno. Dedicando più tempo alla preghiera, permettiamo al nostro cuore di scoprire le menzogne segrete con le quali inganniamo noi stessi, per cercare finalmente la consolazione in Dio (…) L’esercizio dell’elemosina ci libera dall’avidità e ci aiuta a scoprire che l’altro è mio fratello (…) Come vorrei che, in quanto cristiani, seguissimo l’esempio degli Apostoli e vedessimo nella possibilità di condividere con gli altri i nostri beni una testimonianza concreta della comunione che viviamo nella Chiesa. (…)  Ma come vorrei che anche nei nostri rapporti quotidiani, davanti a ogni fratello che ci chiede un aiuto, noi pensassimo che lì c’è un appello della divina Provvidenza: ogni elemosina è un’occasione per prendere parte alla Provvidenza di Dio verso i suoi figli; e se Egli oggi si serve di me per aiutare un fratello, come domani non provvederà anche alle mie necessità, Lui che non si lascia vincere in generosità? Il digiuno, infine, (…) Da una parte, ci permette di sperimentare ciò che provano quanti mancano anche dello stretto necessario e conoscono i morsi quotidiani dalla fame; dall’altra, esprime la condizione del nostro spirito, affamato di bontà e assetato della vita di Dio. Il digiuno ci sveglia, ci fa più attenti a Dio e al prossimo, ridesta la volontà di obbedire a Dio che, solo, sazia la nostra fame. Vorrei che la mia voce giungesse al di là dei confini della Chiesa Cattolica, per raggiungere tutti voi, uomini e donne di buona volontà, aperti all’ascolto di Dio (…)

(Dal messaggio di Papa Francesco per l’inizio della Quaresima 2018)