SULLA PARROCCHIA: ABBIAMO UN SOGNO

Il consiglio pastorale e il parroco, don Antonio Torresin, della parrocchia di san Vito al Giambellino (Milano), hanno steso un progetto pastorale dal titolo Una soglia sempre aperta. Un anno di lavoro (2018-2019) per raccontare la memoria e il presente della comunità cristiana. Ne riportiamo uno stralcio: Abitare le faglie della vita (nascita, morte, amore, lavoro…). La cura per le relazioni non inizia e non finisce nella parrocchia, ma trova il suo luogo naturale anzitutto “fuori”, nella vita quotidiana, nelle pratiche di buon vicinato, nelle relazioni che instauriamo per via di amicizia, nei luoghi di lavoro. È qui che dobbiamo “uscire”, è questa la vita che occorre frequentare abitualmente come luogo della nostra cura pastorale. Soprattutto nelle “faglie” della vita: la nascita, la morte, il sorgere di un amore, la prova di una malattia. Sono passaggi che chiedono di essere accompagnati da relazioni di amicizia che noi offriamo in nome della fede, con la discrezione e il tatto che l’umanità richiede, con la fedeltà e la pazienza che rendono affidabili e il calore del Vangelo. Lasciarci ospitare (visita). La soglia che dobbiamo attraversare non è solo quella che ci porta dalla parrocchia alle vie della nostra città, ma è anche quella delle case degli uomini dai quali vorremmo lasciarci ospitare. Bussiamo alle loro porte da poveri, senza «bastone né bisaccia», ma solo per offrire una relazione nel nome di Gesù, un’amicizia che si fa compagna di vita. Alcune pratiche pastorali in questo senso andranno particolarmente valorizzate: la visita alle famiglie per la benedizione (…), la visita agli ammalati per portare l’eucaristia, la visita alle famiglie povere. Sono momenti preziosi perché lì ci facciamo ospitare e, da mendicanti, offriamo il poco che abbiamo, l’essenziale che serve, la speranza del Vangelo.

ELEZIONI EUROPEE. APPELLO: RICOSTRUIRE LA COMUNITÀ

Il 14 febbraio 2019, i vescovi europei della COMECE hanno adottato la dichiarazione Ricostruire comunità in Europa in vista delle prossime elezioni per il Parlamento europeo, (…) Dieci anni fa, l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona ha aperto una serie di nuove possibilità. Di fronte a molte incertezze, l’atmosfera attuale sembra essere meno ottimista. Le Elezioni Europee del 2019 giungono nel momento giusto per compiere le scelte politiche che favoriranno una rinnovata fratellanza tra le persone, rilanciando il progetto europeo. In questo contesto, i Vescovi della COMECE chiamano tutti i credenti e tutte le persone di buona volontà a votare (…) L’Unione Europea non è perfetta ed ha probabilmente bisogno di una nuova narrativa di speranza, coinvolgendo i suoi cittadini in progetti percepiti come più inclusivi e più al servizio del bene comune (…) Il dibattito elettorale (…) costituisce anche l’occasione giusta per i credenti per interpellare i candidati sull’impegno personale durante il loro mandato, per proteggere la dignità umana di tutti, promuovere opzioni che riflettano un nuovo Umanesimo Cristiano, e sostenere politiche che siano plasmate dai diritti fondamentali e risultino essere al loro servizio (…) Il dialogo con le Chiese e le comunità religiose dovrebbe essere ulteriormente rafforzato sulla base dell’Articolo 17 del TFUE, con creatività, impegno e rispetto da parte delle istituzioni dell’UE. L’UE si trova ad affrontare sfide importanti. La digitalizzazione non è solo una crisi, ma anche un mutamento (…) Per la COMECE è fondamentale preservare la centralità della persona umana ed un approccio basato su solidi quadri etici. Dovrebbero essere sviluppate norme e pratiche favorevoli alla famiglia a livello UE, finalizzate ad accompagnare lo sviluppo umano integrale di persone, famiglie e comunità (…) Le politiche per ridurre la povertà dovrebbero essere basate sull’idea che ciò che funziona per i meno fortunati, funziona per tutti. Si attende un rinnovato sforzo per individuare soluzioni efficaci e condivise in materia di migrazione, asilo e integrazione (…) Votare a queste Elezioni significa anche assumersi la responsabilità per il ruolo unico dell’Europa a livello globale. Il bene comune è più grande dell’Europa. Ad esempio, la cura per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile non possono essere limitati ai confini dell’UE ed i risultati elettorali avranno un impatto su decisioni che riguardano l’intera umanità (…) Con l’ispirazione di Papa Francesco, chiediamo a tutti i cittadini, giovani e meno giovani, di votare (…): questo è il modo migliore per loro per fare dell’Europa ciò che essi ritengono buono e giusto. (…)

COMECE (Commissione Conferenze episcopali Comunità europea)

“Come se vedessero l’invisibile”

Gesù buono, tu vedi in noi il germinare misterioso del buon seme che hai gettato nella nostra vita e il grano che cresce insieme alla zizzania: donaci di essere terra fertile e spighe feconde per portare il frutto da Te sperato. Tu vedi in noi il lievito silente da impastare nella massa del mondo e l’acqua semplice che diventa vino nuovo: donaci di essere fermento vivo ed efficace per gonfiare di Te l’umanità del nostro tempo e di poter gustare quel sapore buono ed allegro della comunione e del reciproco dono di sé. Tu vedi in noi il tesoro nascosto per il quale hai rinunciato a tutti i tuoi averi e la perla di grande valore che hai comprato a prezzo del tuo sangue: donaci di desiderare e cercare la santità come ricchezza inestimabile per la nostra vita. Signore Gesù, guarisci il nostro sguardo perché nella realtà, che già ci chiama ad essere tuoi discepoli, possiamo vedere l’Invisibile: illumina i nostri occhi affinché tutti riconosciamo e scegliamo la bellezza della nostra vocazione. Amen.

“Come se vedessero l’invisibile”

“Per chi sono io?” è la domanda che più volte papa Francesco ha consegnato ai giovani in questi anni, provocandoli ad ascoltare la propria interiorità e la realtà che li circonda. Ogni persona è, anzitutto, per qualcuno, (…) Ogni persona, più profondamente, “è per Dio ed è inquieta finché non riposa in lui” (Agostino, Le Confessioni, I,1,1). Aiutare i giovani e i ragazzi a comprendere “per chi” possono vivere è offrire loro il servizio più importante, l’aiuto fondamentale alla loro crescita. Questo servizio è quanto l’annuale Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni viene a sollecitare in ogni comunità cristiana, provocandola a interrogarsi sul contributo che offre al cammino dei propri ragazzi e giovani e sullo stile con cui li accompagna. (…) “Come se vedessero l’invisibile” (Evangelii gaudium 150), slogan di questa 56a Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, è un invito ad essere credenti capaci di ad andare oltre le apparenze, attenti a riconoscere che la storia, i fatti, gli incontri, le persone, quella «marea un po’ caotica» (EG 87) che è la vita possono essere i luoghi nei quali riconoscere il compiersi del Regno di Dio, in mezzo a ciò che non lo è (Mt 13,25-29). I ragazzi e i giovani non hanno bisogno anzitutto di risposte per orientare la propria vita, ma di credenti che hanno lanciato il cuore oltre l’apparenza, che lo hanno agganciato all’Invisibile che sta dentro e oltre la realtà, Gesù Risorto. È questo vivere profondo che può incoraggiarli a cercare il Signore e ad ascoltare la propria chiamata al matrimonio, alla consacrazione religiosa, al ministero ordinato o al servizio a tempo pieno per gli altri. Se abbiamo a cuore i ragazzi e i giovani, mettiamoci in cammino per essere credenti capaci di fidarsi dell’Invisibile (Eb 11,27). Rinnoviamo la nostra fede e la nostra testimonianza e impegniamoci insieme ai giovani in quei servizi che sono risposta alla parola di Dio che ci interpella attraverso la realtà. Invochiamo dal Signore, senza stancarci, il dono di “operai per la sua messe” (Lc 10,2).

don Silvano Trincanato,

direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale delle vocazioni

IL TRIDUO PASQUALE

Il Triduo Pasquale vuole celebrare la passione, la morte e la risurrezione del Signore. Ma non come una specie di sacra rappresentazione degli eventi del passato, ma come celebrazione attorno al Signore risorto, vivo e presente. La commemorazione degli eventi passati, narrati dai Vangeli, ha lo scopo di intensificare la relazione di gratitudine d’amore con lui. Poiché è la relazione con il Signore Gesù che fa di noi dei cristiani: attraverso essa penetra in noi lo Spirito Santo che ci rende partecipi della vita divina e capaci di amare come Gesù stesso ha amato.

Con il tramonto del Giovedì Santo termina la quaresima, e la santa Messa serale è memoriale della Cena del Signore (il digiuno del Venerdì Santo non ha più il significato penitenziale, ma esprime la fame della comunione con il Risorto). Il rito della lavanda dei piedi ricorda che il Maestro e Signore ha rivelato la sua bellezza divina nella bontà senza limiti, che lo ha reso nostro servo.

Il Venerdì Santo commemora gli eventi della passione e della morte di Gesù nella medesima ora che li ha visti accadere. Viene proclamato il solenne racconto giovanneo della Passione. Viene data la possibilità di esprimere a Gesù tutto l’amore accorato mediante il bacio del Crocifisso. E nell’unione con il suo Sposo l’assemblea dilata il cuore a una Preghiera Universale, che non esclude nessuno, poiché per tutti egli ha dato sé stesso. Non c’è la celebrazione della Messa, ma viene donato il Corpo del Signore il Pane consacrato la sera prima, affinché ci si ricordi che l’amore testimoniato dal racconto evangelico ora è rivolto da Gesù in persona a noi.

Il Sabato Santo, che ricorda Gesù nel sepolcro, è giorno di silenzio e di preghiera intima e non prevede assemblee. Come recita un’antica bellissima omelia: “Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace”.

Il Sacro Triduo culmina con la più solenne di tutte le celebrazioni dell’anno liturgico, la Veglia Pasquale alla presenza del Risorto e nello splendore della grazia del battesimo nel suo nome, che ci ha resi figli e figlie di Dio, suo Corpo palpitante tra gli uomini. Che questa nuova Pasqua che il Signore ci dona sia per le nostre comunità cristiane e per ciascuno un nuovo inizio alla sequela del Signore e del suo Vangelo: dentro i giorni e gli ambienti che abitiamo possiamo realmente incontrare il Risorto e annunciarlo con la testimonianza e la carità! Buona Pasqua!

I vostri sacerdoti

FAMIGLIA: CARD. BASSETTI (CEI) “REALTÀ FONDAMENTALE CHE DEVE VEDERCI UNITI”. NON SIA TERRENO DI “SCONTRO”.

“Avremmo preferito uno stile diverso da parte di tutti, con meno polemiche. La famiglia non è una squadra di calcio, è una realtà fondamentale che, anche partendo da sensibilità diverse, deve vederci uniti”. Così il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, in un’intervista a “Il Giornale” sulla famiglia in vista del Congresso in programma a Verona dal 29 al 31 marzo.

“La natura e la rilevanza della famiglia impegna la classe politica a collocarla tra le priorità della propria agenda”, osserva il cardinale che si dice preoccupato “quando si perde il senso delle istituzioni e invece di provare a trovare soluzioni comuni, a rammendare un Paese che sembra sempre più sfilacciato, ci si accapiglia e ci si divide accecati da ideologie. Questo è il tempo della sintesi, del trovare soluzioni comuni”. Per il card. Bassetti, il problema “è che trasformiamo la famiglia in un’occasione di scontro e non di incontro. Da una parte chi la usa per legittimare le discriminazioni e le divisioni, dall’altra chi la considera ormai superata e retrograda…

Ma in mezzo ci sono le famiglie vere, quelle che chiedono risposte, quelle che non arrivano alla fine del mese, le giovani coppie che vorrebbero mettere al mondo un figlio, quanti ancora sono costretti ad andare all’estero per trovare lavoro. Ecco, noi dovremmo dare risposte concrete a loro, andando oltre le rigide enunciazioni di principio o le provocazioni sterili”.

22/03/2019; Copyright Difesa del popolo (Tutti i diritti riservati)

IL SOLDATO, L’ATLETA, IL CONTADINO: LE VIRTÙ DELLA QUARESIMA

Settimana News; 9 marzo 2019;

Nico Guerini Nella Seconda Lettera a Timoteo (si trova) un grappolo di tre figure che mi pare costituiscano un ottimo programma per vivere bene la Quaresima. Il passo dice: Nessun militare si lascia intralciare da faccende comuni, se vuol piacere a colui che lo ha arruolato. / Anche l’atleta non riceve il premio se non ha lottato secondo le regole. / Il contadino, che lavora duramente, deve essere il primo a raccogliere i frutti della terra (2Tm 2,4-6).

La disciplina del soldato. Mi pare (…) naturale collegare la figura del soldato con la disciplina, (…). E disciplina significa insieme un “imparare” (discere) e lo “sforzo” necessario per arrivarci. (…) credo sia facile per ognuno interrogarsi su come viva quella dimensione della fede che è l’impegno, spesso oscuro e poco gratificante, che rende però il cuore agile e disponibile anche a cose grandi. Primo impegno: esaminarsi su come gestiamo tempo, interessi, relazioni, persino certo modo di lavorare che genera solo irrequietezza e agitazione. C’è dunque un re-centramento su cose essenziali da mettere in atto e, di riflesso, un’opera di sfrondamento e di semplificazione rispetto a ciò che disperde; c’è un “digiuno” da fare, e non solo riguardo al cibo.

L’entusiasmo dell’atleta. (…) Ogni disciplina è faticosa, e la si accetta e sopporta solo se, e fino a quando, ci sorregge il fervore generato da un obiettivo che ci sta a cuore. (…). È facile incantarsi davanti a un “esito” trionfale, ma è pure altrettanto facile dimenticare il prezzo del trionfo (…). Nella vita spirituale accade lo stesso. Contro il senso di fatica occorre tenere caldo il fascino dell’ideale, rigenerarlo quando si intiepidisce, attizzarlo alla luce degli esempi di chi, più generoso di noi, ci cammina davanti invitandoci tacitamente a seguirlo. Perché non programmare per questa stagione liturgica un tempo in cui, leggendo un buon libro o una rivista missionaria, coltiviamo l’entusiasmo? Perché non partecipare a quegli incontri con dei “testimoni” che vengono spesso organizzati nelle parrocchie e in altri centri?

La pazienza del contadino. (…) Mentre nell’esercizio di mortificazioni ed elemosine, così come nel suscitare in noi entusiasmo, è facile sentirsi protagonisti in toto, il contadino sa che deve fare i conti con forze che non dipendono da lui: se vuole vedere il frutto, lo deve attendere (cf. Gc 5,7) con pazienza. (…) E, dunque, sarebbe una bella contraddizione decidere rinunce e sacrifici volontari, che subdolamente potrebbero anche servire ad accontentare l’ego, e non riuscire poi a sopportare cose, e persone, che ci si mettono di traverso, che ci obbligano a stare in situazioni che non ci piacciono, a fare cose che non vorremmo. (…) È questo il tracciato più importante del cammino quaresimale, ed è qualcosa che probabilmente scintilla di meno (ci sono forse medaglie per gare di pazienza?), ma che ha il vantaggio sicuro di “portare frutto”.

Dal messaggio di papa Francesco per la quaresima 2019

LA “QUARESIMA” …

… del Figlio di Dio è stata un entrare nel deserto del creato per farlo tornare ad essere quel giardino della comunione con Dio che era prima del peccato delle origini (cfr Mc 1,12- 13; Is 51,3). La nostra Quaresima sia un ripercorrere lo stesso cammino, per portare la speranza di Cristo anche alla creazione, che «sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8, 21). (…) DIGIUNARE, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia, alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore. PREGARE per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia. FARE ELEMOSINA per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene. E così ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore, quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera felicità.

CLICKTOPRAY

Un invito rivolto ai giovani, a chi naviga in rete, a chi vuole pregare insieme. È quello rivolto da Francesco all’Angelus, presentando la piattaforma ufficiale della Rete Mondiale di Preghiera del Papa: “Click To Pray”. Il sito www.clicktopray.org è in sei lingue (spagnolo, inglese, italiano, francese, portoghese, spagnolo, francese e tedesco) e da oggi include il profilo personale del Pontefice nel quale saranno inserite le sue intenzioni e le richieste di preghiera per la Chiesa. (…) Aperta ai credenti e a tutte le persone di diverse religioni, Click to pray è «l’evoluzione di quell’invito evangelico “Venite e vedete”», ha sottolineato il gesuita Alessandro Piazzesi, direttore nazionale della “Rete mondiale di preghiera del Papa”. «A duemila anni di distanza dalla fondazione della Chiesa, questa App può essere definita, grazie alle notifiche, la forma moderna del suono delle campane che richiama ognuno di noi alla preghiera. È destinata a tutti, specialmente ai più giovani». Capita che Click to pray sia usata dai ragazzi per mostrare ai loro nonni come si utilizzano le App nello smartphone. Anche questo diverso impiego dell’App può aiutare, perché rappresenta il valore della testimonianza. (…) La piattaforma Click to pray è disponibile sia per Android e sia per iOS in modo che le persone, ovunque si trovino, possano unire le loro preghiere con quelle del Papa in modo facile e veloce ogni giorno.

(Avvenire; L’applicazione. La app “Click To Pray”: e ora si può pregare in rete con papa Francesco; Emanuela Genovese; Lunedì 21 gennaio 2019)

GIORNATA PER LA VITA 2019: “È VITA, È FUTURO”

Gli anziani, che arricchiscono questo nostro paese, sono la memoria del popolo.

Si rende sempre più necessario un patto per la natalità, che coinvolga tutte le forze culturali e politiche.

Accogliere, servire, promuovere la vita umana e custodire la sua dimora che è la terra significa scegliere di rinnovarsi e rinnovare, di lavorare per il bene comune guardando in avanti.

Ci è chiesta la cura di chi soffre per la malattia, per la violenza subita o per l’emarginazione, con il rispetto dovuto a ogni essere umano quando si presenta fragile.

Non vanno poi dimenticati i rischi causati dall’indifferenza, dagli attentati all’integrità e alla salute della “casa comune”, che è il nostro pianeta.