RINNOVO DEGLI ORGANISMI DI COMUNIONE

In questi mesi si completa il quinquennio di servizio dei consigli pastorali e della gestione economica, e di tutti gli organismi vicariali e diocesani. Siamo chiamati ad eleggerli nuovi. Rinnovarli insieme significherà dire:

– chi siamo,

– a cosa teniamo,

– qual è il compito che abbiamo ricevuto nel nostro Battesimo,

– che cosa significa essere cristiani in questo territorio…

La prima cosa da fare sarà di comprenderne il valore, di capirne l’importanza come “segno”della corresponsabilità e comunione ecclesiale. Allora diventeranno un valido strumento per una vita ordinata e vivace della comunità cristiana. Nel mese di febbraio vivremo la prima consultazione in vista del rinnovo del consiglio pastorale. I presenti alle celebrazioni eucaristiche suggeriranno dei nomi di persone che vedrebbero adatte a far parte del consiglio pastorale, tenendo conto che:  •siano persone aperte al cammino di fede; • partecipino alla vita della comunità e siano capaci di discernimento;

• siano persone la cui presenza faciliti relazioni serene e siano perciò persone di comunione;

• siano maggiorenni;

• non abbiano svolto già due mandati in consiglio pastorale.

Tutti coloro che verranno indicati saranno contattati (se riusciremo a risalire ad un loro recapito) per sentire se daranno la propria disponibilità. Chi accetterà entrerà a far parte della lista dei candidati. Si potranno segnalare dei nomi anche nella settimana successiva, nelle modalità che indicheremo.

VIENI SEMPRE , SIGNORE

Ed è ancora Natale…

Dentro la storia che ci avvolge e alle volte ci sommerge, arriva una Luce: il Figlio di Dio si è fatto bambino per rivelarci ancora una volta la tenerezza e la compagnia di un Padre che si prende a cuore le nostre esistenze, fatte di gioie ma anche di tante paure e fatiche.

Lasciamoci guidare, in questi giorni “santi” dalla preghiera forte e penetrante di un uomo, padre Davide Maria Turoldo, che ha cercato e trovato Dio dentro le contraddizioni del mondo e nella decisione stupenda di mettersi alla sequela del Maestro Gesù:

(…) Vieni in silenzio, noi non sappiamo più cosa dirci: e dunque vieni sempre, Signore. Vieni in solitudine, ma ognuno di noi è sempre più solo: e dunque vieni sempre, Signore (…)

Lasciamoci stupire e condurre dentro le parole e le strade che Madre Teresa ha frequentato: l’incontro e l’abbraccio con il Figlio di Dio le ha aperto il cuore ai fratelli e alle sorelle più poveri e bisognosi.

L’altro è diventato la manifestazione del volto di Dio. Accogliamo il dono di Gesù aprendoci all’incontro e all’accoglienza: fratelli e sorelle che ci fanno vivere un autentico Natale! Alle nostre comunità cristiane, a chi è in ricerca, a chi è nel dolore, a chi si impegna a rendere il nostro quartiere uno spazio di incontro e un luogo di fraternità, a chi non crede più, a tutti e a ciascuno la Luce di Gesù possa riaccendere e riscaldare speranze e attese…

I vostri preti

UNA FINE INGLORIOSA?

Gli ultimi atti della legislatura – «Chi troppo vuole nulla stringe», recita un antico adagio. E stringe il cuore a ritrovarselo in mente davanti all’ultimo calendario dei lavori d’aula del Senato (…) che rischiano di vanificare percorsi legislativi importanti e controversi (…). Il senso sbagliato di questo calendario sta nel suo principio e nella sua fine. Che appaiono capovolti. Si è deciso di cominciare dalla fine (della vita), cioè dall’imperfetta legge che la Camera ha confezionato sulle Dat (le Dichiarazioni anticipate di trattamento trasformate, strada facendo, in secche Disposizioni), e non solo per ciò che essa effettivamente dice, ma per ciò che le si vorrebbe far dire verso una eutanasia omissiva, agevolata dalla rottura del principio di «alleanza terapeutica» tra paziente e medico (con la riduzione di quest’ultimo a mero esecutore di volontà altrui). E si lascia presagire il calcolato sacrificio del gran principio inclusivo che avrebbe dovuto e potuto finalmente governare più responsabili e lungimiranti condizioni di cittadinanza, e questo a causa dell’ultimo e davvero residuale posto assegnato alle regole su ius culturae e ius soli temperato. È impossibile e un po’ folle prevedere il futuro. (…) Poiché ora il coro trasversale dei favorevoli sembra persino più ampio si potrebbe immaginare un varo rapido e irriflessivo. (…) Se fosse toccato a noi decidere, non è un mistero che avremmo portato al voto con urgenza la legge sui vitalizi parlamentari, assieme a quelle per i figli resi orfani da femminicidio, per i caregiver (i familiari che assistono i propri cari disabili e/o malati) e per le professioni educative. E che avremmo garantito una corsia speciale proprio per la legge sulla cittadinanza, attesa da anni (…). Vorremmo essere stupiti da un Senato capace di non votarsi a una fine triste e persino ingloriosa.

(Avvenire; Marco Tarquinio; Mercoledì 6 dicembre 2017)

TEMPO di AVVENTO

Questo termine significa: venuta, o verso la venuta. Deriva dal verbo venire. Il tempo di Avvento segna anche l’inizio del nuovo Anno liturgico. Nel linguaggio religioso del paganesimo, adventus indicava la venuta periodica di Dio e la sua presenza nel tempio. Significava, dunque: ritorno, o anniversario. Dal punto di vista cristiano, il termine adventus ha un duplice significato, indica le due venute di Gesù. La prima è la venuta storica di Gesù a Betlemme, la seconda venuta sarà quella alla fine dei tempi. Queste due venute sono considerate come un’unica venuta, sdoppiata in due tappe. Questa duplice dimensione di attesa caratterizza tutto l’Avvento. L’Avvento quindi non è principalmente un tempo penitenziale nella prospettiva del ritorno del Signore per il giudizio, bensì la celebrazione gioiosa dell’Incarnazione, e, a partire da ciò, attesa anche della parusia.

NON AMIAMO A PAROLE MA CON I FATTI

I° Giornata Mondiale dei Poveri

(…) Al termine del Giubileo della Misericordia ho voluto offrire alla Chiesa la Giornata Mondiale dei Poveri, perché in tutto il mondo le comunità cristiane diventino sempre più e meglio segno concreto della carità di Cristo per gli ultimi e i più bisognosi. Alle altre Giornate mondiali istituite dai miei Predecessori, che sono ormai una tradizione nella vita delle nostre comunità, desidero che si aggiunga questa, che apporta al loro insieme un elemento di completamento squisitamente evangelico, cioè la predilezione di Gesù per i poveri.

Invito la Chiesa intera e gli uomini e le donne di buona volontà a tenere fisso lo sguardo, in questo giorno, su quanti tendono le loro mani gridando aiuto e chiedendo la nostra solidarietà.

Sono nostri fratelli e sorelle, creati e amati dall’unico Padre celeste. Questa Giornata intende stimolare in primo luogo i credenti perché reagiscano alla cultura dello scarto e dello spreco, facendo propria la cultura dell’incontro. Al tempo stesso l’invito è rivolto a tutti, indipendentemente dall’appartenenza religiosa, perché si aprano alla condivisione con i poveri in ogni forma di solidarietà, come segno concreto di fratellanza. Dio ha creato il cielo e la terra per tutti; sono gli uomini, purtroppo, che hanno innalzato confini, mura e recinti, tradendo il dono originario destinato all’umanità senza alcuna esclusione.

(…) In questa domenica, se nel nostro quartiere vivono dei poveri che cercano protezione e aiuto, avviciniamoci a loro: sarà un momento propizio per incontrare il Dio che cerchiamo.

Secondo l’insegnamento delle Scritture (cfr Gen 18,3-5; Eb 13,2), accogliamoli come ospiti privilegiati alla nostra mensa; potranno essere dei maestri che ci aiutano a vivere la fede in maniera più coerente.

Con la loro fiducia e disponibilità ad accettare aiuto, ci mostrano in modo sobrio, e spesso gioioso, quanto sia decisivo vivere dell’essenziale e abbandonarci alla provvidenza del Padre. (…)

Dal Vaticano, 13.06. 2017

Francesco

PERCHÉ SI FANNO LE FESTE PER I MORTI?

Le risposte alle domande sulla fede poste dai bambini.

Famiglia Cristiana; 02/11/2015; Francesca Fabris.

– Ogni anno, il giorno in cui sarebbe stato il compleanno del nonno, i miei genitori chiedono al parroco di dire una messa per lui. Ma è morto da tre anni, a cosa serve? Quando moriamo e ci presentiamo davanti a Dio, possiamo vivere per sempre con lui. Ma se in noi ci sono ancora tracce di egoismo, di invidia, di gelosia, in una parola di “non-amore”, abbiamo bisogno di essere purificati. Abbiamo chiamato questo stato con il nome di purgatorio, che non è un luogo immerso fra le nuvolette, a metà strada fra la terra e il paradiso, dove si chiacchiera e si beve il caffè, come mostra una pubblicità. In realtà nessuno sa dirti esattamente cos’è, né com’è, si può solo supporre, perché bisognerebbe esserci stati. Comunque ecco spiegato il significato delle Messe per i defunti. La nostra preghiera può aiutarli. Anche san Paolo in una sua lettera dice che è un gesto salutare. Chiediamo al Signore di perdonarli di tutto il male commesso e di accoglierli nel suo Regno di pace e di giustizia, il più in fretta possibile… anche se in cielo non credo che esistano gli orologi, il presto o il tardi non sono categorie che gli appartengono! – Mio nonno era talmente buono che non ha bisogno di essere purificato nel purgatorio, come dici tu. Ci scommetto! Ti credo. Sono tante le persone sante, non solo quelle il cui nome compare sul calendario. Sono i santi anonimi, i santi di nessuno, non per questo meno importanti degli altri. In ogni caso la preghiera che rivolgi al Signore per lui non andrà sprecata, si riverserà su chi ne ha più bisogno, perché è come una pioggia che cade sulla terra assetata, le zolle più aride ne assorbono di più. – Si può comunicare con chi è in paradiso? La Chiesa che cammina sulla terra non è slegata da quella che risiede in cielo. C’è una comunione che lega le due realtà, come una connessione che non conosce interruzioni del segnale, perché è mantenuta da un canale perfetto che è Gesù, e non da un apparecchio tecnologico che cade presto in disuso. Chi è in cielo quindi può dare un “aiutino” a chi ancora si trova quaggiù: è ciò che chiamiamo intercessione dei santi. Santa Teresina ha detto un giorno: «Passerò il mio cielo a fare del bene sulla terra».

LA MISSIONE A CASA NOSTRA

Perseverate nell’amore fraterno. Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo. (Eb. 13) E’ riflettendo su questo passo di san Paolo che un gruppo di adulti e di giovani dell’Unità pastorale alla Guizza hanno iniziato ad incontrare i ragazzi richiedenti asilo che hanno trovato casa nell’ex scuola materna della parrocchia del Bassanello, grazie ad un’esperienza di accoglienza diffusa gestita dalla Cooperativa Populus. Abbiamo provato a farci sollecitare dall’invito di San Paolo ad essere ospitali, nella doppia accezione che connota il termine ospite, ovvero a saper ospitare e farsi ospitare dall’altro. E così, piano piano, ci siamo avvicinati a questi nuovi vicini di casa offrendo loro qualche lezione di italiano e di uso del computer, qualche consiglio su come tenere la casa e cucinare, qualche serata di festa insieme. Piccoli gesti semplici, nel tentativo di “esprimere la concretezza del Vangelo”, come ci invita a fare Papa Francesco. Di giorno in giorno, le distanze si stanno accorciando. Ora non sono più giovani africani richiedenti asilo, hanno un volto, nome, una storia, dei sogni, delle fatiche, delle capacità, dei gusti. E a loro volta ci hanno conosciuti, ci hanno chiamati per nome, si sono fidati di noi, ci aspettano, ci aiutano, ci ospitano. Stanno imparando l’italiano, ad usare il computer, a tenere pulita la casa, vanno a scuola, uno di loro lavora e un altro inizierà nelle prossime settimane il servizio civile presso una cooperativa sociale. E noi siamo fieri di loro! E’ la magia dell’incontro, tra persone e non solo tra paesi e condizioni di vita diverse, quello che riesce a sospendere il pregiudizio e a farsi appassionare dall’altro. E’ una bella occasione per percepire la bellezza di abitare un territorio e di poterlo condividere, di sentirsi famiglia, di poter aprire le porte e affrontare insieme le eventuali difficoltà, con fiducia.

VANGELO E AMORE PER GESÙ

Con santa Teresa di Gesù Bambino e del volto santo, la terza donna proclamata dottore della Chiesa da san Giovanni Paolo II il 19 ottobre del 1997, ritorniamo al Carmelo. La giovane Teresa Martin vi entra nel 1888 ad appena 15 anni. Figlia di genitori a loro volta proclamati santi e compagna di sorelle che a loro volta scelsero la vita religiosa, Teresa deve in un primo momento liberarsi di una pietà troppo scontata, troppo naturale. Fin dai primi anni al Carmelo «l’aridità divenne il mio pane quotidiano», mentre nella fase finale della malattia che la porterà alla morte le è chiesto di «mangiare alla mensa dei peccatori, di vivere l’assenza di fede di coloro che sono lontani da Dio». Prove autentiche che non intaccano l’esperienza essenziale di Teresa che è quella dell’amore di Dio cui ella è chiamata a rispondere con la piccola via, la via dell’infanzia spirituale. «L’ascensore che deve innalzarmi fino al cielo sono le vostre braccia, Gesù! Per questo non ho bisogno di crescere, al contrario bisogna che resti piccola, che lo divenga sempre più». In breve, Teresa ha scoperto, secondo von Balthasar, l’esperienza della chenosi di Gesù, della discesa per amore accettando la propria e altrui debolezza come luogo della grazia e quindi della resurrezione. Per questo Teresa non si aspetta niente da se stessa, ella spende la vita nel «gettare fiori», nel «niente» di ogni giornata vissuta per amore. Scrive ancora: «Quello che piace a Lui è di vedermi amare la mia piccolezza e la mia povertà, è la speranza cieca che ho nella sua misericordia». Davvero l’insegnamento di Teresa resta di una sconcertante attualità, in piena sintonia con il magistero di papa Francesco.

(Avvenire; Alla scuola dei santi 5; Elio Guerriero; Venerdì 8 settembre 2017)

E TUTTA LA CASA SI RIEMPÌ DEL PROFUMO…

Carissimi sorelle e fratelli, il nostro cammino è guidato principalmente dal ritmo della liturgia e dalle note spirituali dell’anno liturgico. Al centro dei nostri cammini di fede infatti abbiamo la Pasqua di Gesù che celebriamo come sorgente verso la quale camminare e dove troviamo acqua per dissetarci, e poi ripartire dopo una “sosta che rinfranca”. La liturgia è culmine e fonte di ogni programmazione pastorale. La nostra attività consiste innanzitutto nel preparare belle celebrazioni annuali e settimanali e nell’adeguare a esse la nostra vita; anzi nel trasformare la nostra vita in liturgia di lode alla gloria di Dio e nel trovare forza perché la nostra quotidianità sia una preghiera e un’offerta al Signore. Una liturgia è bella quando manifesta l’azione del Signore e quando noi ci lasciamo coinvolgere dalla sua Parola e dal suo Spirito in una risposta corale, che esprime il sentire delle nostre comunità. Quest’anno ci aiuterà e ci accompagnerà anche il profumo di cui tutta la casa si riempie. Se la nostra vita e la nostra comunità si riempiono del profumo di Gesù, allora la nostra è una bella liturgia. Il profumo è tra le cose non indispensabili per vivere. Chi non ha da mangiare non si preoccupa dei profumi! Ma questa immagine ci fa salire ad un livello nuovo della nostra esperienza di Chiesa. È quello della gratuità e della bellezza, è quel “tocco in più” che ci permette di essere attraenti, è quello spazio di leggerezza che ci orienta al gioco, alla gioia; è un granello di giovinezza che ci permette di sognare. Se parliamo di profumo è perché abbiamo consapevolezza delle nostre risorse e ormai le dimensioni essenziali della vita cristiana ci appartengono. Ci appartiene la famigliarità con la Parola, ci sentiamo parte di una fraternità di discepoli, ci nutriamo di carità e ci spendiamo nel servizio. Il profumo rende tutto più bello e ci trasforma in annunciatori: profumiamo di Cristo! Il Signore ci accompagni con la sua vicinanza in ogni nostro passo personale e comunitario e ci aiuti a profumare proprio di Lui nella vita di tutti i giorni.

Claudio, vescovo

D’ESTATE TORNANO I GIOVANI. COSA FARE PER NON PERDERLI?

Tra gli aspetti positivi portati dall’estate c’è la ricomparsa dei giovani: grest, campi parrocchiali, sagre e affini danno l’occasione di farsi presenti e attivi in iniziative organizzate dalle comunità, consolando molti adulti e anziani («Varda che bravi tosi…»). (…) La ricomparsa estiva dunque fa molto piacere e mette fiducia in tutti vederli impegnati per intere giornate e serate, perfino partecipando in prima fila (e con la maglietta identificativa) alla messa principale della domenica. Ma quanto dura questa presenza? Che significa per loro? Ed è possibile far sì che l’attività svolta insieme a vantaggio della comunità (…) maturi un’appartenenza comunitaria più organica e consapevole? (…) Certamente noi adulti, per la tradizione educativa che ci ha formato, fatichiamo a comprendere l’approccio non istituzionale alla fede e alla vita della chiesa che caratterizza l’età giovanile, e ormai anche tanti “cristiani” di tutte le età. In molti è subentrato un “fai-da-te” religioso che diventa labile appartenenza ecclesiale: magari si applaude e apprezza il papa, si va in pellegrinaggio qua e là e ci si confessa anche, si cercano esperienze religiose dove “star bene”, poi manca la regolarità del ritmo domenicale, dell’impegno attivo per la comunità. Ci si ripete che la fede viene prima della morale, ma non sappiamo quali giudizi esprimere (…) di fronte alle due “realtà” (situazioni, problemi… chiamatele come volete) che hanno contraddistinto la passata formazione: l’osservanza del precetto festivo e i comportamenti affettivo-sessuali. (…) E dunque? Ringraziamo il Signore per tutto il bene che i giovani ancora fanno nelle comunità parrocchiali e offriamo spazi e “cuore” (anche di educatori adulti, laici!) perché si sentano comunque di casa nella chiesa; cerchiamo di inventare, raffinare e consolidare proposte che li facciano sentire “importanti” (cioè ciascuno prezioso per sé e non “funzionale”, preso sul serio, aiutato a crescere) e possano condurre a un’adesione personale di fede; (…) Perché poi il punto cruciale – ci viene ripetuto continuamente – è “uscire”: cioè diventare cristiani capaci di offrire segni di speranza e amore alle tante persone deboli e povere della nostra società. E qui magari potremmo cominciare noi adulti a dare qualche buon esempio, no? VERBA VOLANT, EXEMPLA TRAHUNT. La Difesa del Popolo; 26/08/2017; Cesare Contarini