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AVVENTO: TEMPO DI… ATTENZIONE

#PRIMAgliULTIMI

Quest’anno per vivere l’Avvento ci lasceremo condurre e provocare da un passaggio tratto dal messaggio di Papa Francesco per la giornata mondiale di migranti e rifugiati. Scrive il Papa: «Gesù Cristo ci chiede di non cedere alla logica del mondo, che giustifica la prevaricazione sugli altri per il mio tornaconto personale o quello del mio gruppo: prima io e poi gli altri!

Invece il vero motto del cristiano è “prima gli ultimi!” […]

Aprirsi agli altri non impoverisce, ma arricchisce, perché aiuta ad essere più umani: a riconoscersi parte attiva di un insieme più grande e a interpretare la vita come un dono per gli altri; a vedere come traguardo non i propri interessi, ma il bene dell’umanità».

Problemi nel mail server

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«LA SPERANZA DEI POVERI NON SARÀ MAI DELUSA» (Sal 9,19).

III° Giornata mondiale dei poveri – Messaggio di Papa Francesco (…)

“È un ritornello permanente delle Sacre Scritture la descrizione dell’agire di Dio in favore dei poveri. Egli è colui che “ascolta”, “interviene”, “protegge”, “difende”, “riscatta”, “salva”. Insomma, un povero non potrà mai trovare Dio indifferente o silenzioso dinanzi alla sua preghiera. (…) Si possono costruire tanti muri e sbarrare gli ingressi per illudersi di sentirsi sicuri con le proprie ricchezze a danno di quanti si lasciano fuori. Non sarà così per sempre. Il “giorno del Signore”, come descritto dai profeti (cfr Am 5,18; Is 2-5; Gl 1-3), distruggerà le barriere create tra Paesi e sostituirà l’arroganza di pochi con la solidarietà di tanti. La condizione di emarginazione in cui sono vessati milioni di persone non potrà durare ancora a lungo. Il loro grido aumenta e abbraccia la terra intera. Come scriveva Don Primo Mazzolari: “Il povero è una protesta continua contro le nostre ingiustizie; il povero è una polveriera. Se le dai fuoco, il mondo salta”. (…) L’impegno dei cristiani, in occasione di questa Giornata Mondiale e soprattutto nella vita ordinaria di ogni giorno, non consiste solo in iniziative di assistenza che, pur lodevoli e necessarie, devono mirare ad accrescere in ognuno l’attenzione piena che è dovuta ad ogni persona che si trova nel disagio. «Questa attenzione d’amore è l’inizio di una vera preoccupazione» per i poveri nella ricerca del loro vero bene. (…) È necessario un cambiamento di mentalità per riscoprire l’essenziale e dare corpo e incisività all’annuncio del regno di Dio. La speranza si comunica anche attraverso la consolazione, che si attua accompagnando i poveri non per qualche momento carico di entusiasmo, ma con un impegno che continua nel tempo. I poveri acquistano speranza vera non quando ci vedono gratificati per aver concesso loro un po’ del nostro tempo, ma quando riconoscono nel nostro sacrificio un atto di amore gratuito che non cerca ricompensa.

LE TRE DIMENSIONI DELLA VITA

Omelia di papa Francesco; Cimitero Laurentino; Venerdì 2 novembre 2018

La liturgia di oggi è realistica, è concreta. Ci inquadra nelle tre dimensioni della vita, dimensioni che anche i bambini capiscono: il passato, il futuro, il presente. Oggi è un giorno di memoria del passato, un giorno per ricordare coloro che hanno camminato prima di noi, che ci hanno anche accompagnato, ci hanno dato la vita. (…) E oggi è anche un giorno di speranza: la seconda Lettura ci ha fatto vedere cosa ci aspetta. Un cielo nuovo, una terra nuova e la santa città di Gerusalemme, nuova. Bella l’immagine che usa per farci capire quello che ci aspetta: “L’ho vista scendere dal cielo, scendere da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo” (cfr. Ap 21,2). Ci aspetta la bellezza… (…) E fra memoria e speranza c’è la terza dimensione, quella della strada che noi dobbiamo fare e che noi facciamo. E come fare la strada senza sbagliare? Quali sono le luci che mi aiuteranno a non sbagliare la strada? Qual è il “navigatore” che lo stesso Dio ci ha dato, per non sbagliare la strada? Sono le Beatitudini che nel Vangelo Gesù ci ha insegnato. Queste Beatitudini – la mitezza, la povertà di spirito, la giustizia, la misericordia, la purezza di cuore – sono le luci che ci accompagnano per non sbagliare strada: questo è il nostro presente. In questo cimitero ci sono le tre dimensioni della vita: la memoria, possiamo vederla lì [indica le tombe]; la speranza, la celebreremo adesso nella fede, non nella visione; e le luci per guidarci nel cammino per non sbagliare strada, le abbiamo sentite nel Vangelo: sono le Beatitudini. Chiediamo oggi al Signore che ci dia la grazia di mai perdere la memoria, mai nascondere la memoria – memoria di persona, memoria di famiglia, memoria di popolo –; e che ci dia la grazia della speranza, perché la speranza è un dono suo: saper sperare, guardare l’orizzonte, non rimanere chiusi davanti a un muro. Guardare sempre l’orizzonte e la speranza. E ci dia la grazia di capire quali sono le luci che ci accompagneranno sulla strada per non sbagliare, e così arrivare dove ci aspettano con tanto amore.

PREGHIERA DEL CUORE

L’Osservatore Romano; Pagina 5; 26 settembre 2019

«Il Rosario è la preghiera che accompagna sempre la mia vita; è anche la preghiera dei semplici e dei santi. È la preghiera del mio cuore». La confidenza di Papa Francesco, racchiusa nella breve presentazione scritta a un libro del suo segretario particolare, monsignor Gaid, descrive in modo semplice ed eloquente il posto centrale che il Rosario ha nella spiritualità di Jorge Mario Bergoglio. Una devozione, quella del Pontefice, che dilata gli orizzonti della preghiera mariana alle necessità della Chiesa e del mondo, con accenti che richiamano i toni accorati dell’enciclica di Papa Roncalli. Basti ricordare, per esempio, che poco più di un mese fa all’ Angelus del 20 agosto Francesco ha benedetto seimila rosari destinati alla Siria e in quell’ occasione ha ricordato ai fedeli che «la preghiera fatta con fede è potente». Lo stesso ha fatto il 16 aprile, offrendo ai giovani presenti in piazza San Pietro una corona realizzata in Terra Santa e rinnovando il suo appello a «pregare il Rosario per la pace». Ma l’iniziativa spirituale più eclatante legata al Rosario è stata senza dubbio quella dell’ottobre scorso, quando il Papa ha chiesto di recitare ogni giorno del mese la corona mariana, invocando la Vergine «perché ponga la Chiesa sotto il suo manto protettivo, per preservarla dagli attacchi del maligno, il grande accusatore, e renderla allo stesso tempo sempre più consapevole delle colpe, degli errori, degli abusi commessi».

Nuovo Orario Sante Messe dell’U.P. alla Guizza

dal 6 ottobre 2019

Chiesa Santi Angeli Custodi

Dom/
Festivo
Lun Mar Mer Gio Ven Sabato
Prefestiva
Mattino 10.30 8.30 8.30 8.30
Sera 19.00 19.00 19.00 19.00

Chiesa Santa Maria Assunta in Bassanello

Dom/
Festivo
Lun Mar Mer Gio VenSabato
Prefestiva
Mattino 9.00
11.00
Sera 18.30 18.30

Chiesa Santa Teresa di Gesù Bambino

Dom/
Festivo
Lun Mar Mer Gio Ven Sabato
Mattino 8.00
10.30
8.30 8.30 8.30
Sera 19.00 16.00

MESE STRAORDINARIO. Il Papa: la fede non è da sagrestia ma missionaria.

Mimmo Muolo; Avvenire; Martedì 01 Ottobre 2019

Essere missionari significa «diventare attivi nel bene, non notai della fede e guardiani della grazia», né tanto meno vivere una «fede da sagrestia». Perciò, il mese missionario straordinario che si è aperto «vuole essere una scossa» proprio in tal senso. (…) per questo ottobre missionario il Papa ha indicato tre figure di “servi” che sull’esempio di quelli buoni della parabola hanno portato molto frutto. «Ci mostra la via santa Teresa di Gesù Bambino – ha detto innanzitutto Francesco. Ella «fece della preghiera il combustibile dell’azione missionaria nel mondo. Questo è anche il mese del Rosario: quanto preghiamo per la diffusione del Vangelo, per convertirci dall’omissione alla missione?» C’è poi san Francesco Saverio, ha proseguito, «forse dopo san Paolo il più grande missionario della storia. Anch’egli ci scuote: usciamo dai nostri gusci, siamo capaci di lasciare le nostre comodità per il Vangelo?» Infine, «c’è la venerabile Pauline Jaricot, un’operaia che sostenne le missioni col suo lavoro quotidiano: con le offerte che detraeva dal salario, fu agli inizi delle Pontificie Opere Missionarie». Sono una religiosa, un sacerdote e una laica. Ci dicono, ha commentato il Pontefice, «che nessuno è escluso dalla missione della Chiesa». Quindi «in questo mese il Signore chiama anche te. Chiama te, padre e madre di famiglia; te, giovane che sogni grandi cose; te, che lavori in una fabbrica, in un negozio, in una banca, in un ristorante; te, che sei senza lavoro; te, che sei in un letto di ospedale… Il Signore ti chiede di farti dono lì dove sei, così come sei, con chi ti sta vicino; di non subire la vita, ma di donarla; di non piangerti addosso, ma di lasciarti scavare dalle lacrime di chi soffre». «Coraggio – ha concluso –, il Signore si aspetta tanto da te. La Chiesa ritrovi fecondità nella missione».

OTTOBRE: MESE MISSIONARIO STRAORDINARIO

(…) accogliendo la proposta della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, indico un Mese Missionario Straordinario nell’ottobre 2019, al fine di risvegliare maggiormente la consapevolezza della missio ad gentes e di riprendere con nuovo slancio la trasformazione missionaria della vita e della pastorale. Ci si potrà ben disporre ad esso, anche attraverso le varie iniziative (…), affinché tutti i fedeli abbiano veramente a cuore l’annuncio del Vangelo e la conversione delle loro comunità in realtà missionarie ed evangelizzatrici; affinché si accresca l’amore per la missione, che «è una passione per Gesù ma, al tempo stesso, è una passione per il suo popolo».

(Lettera del santo padre Francesco in occasione del centenario della promulgazione della lettera apostolica “Maximum Illud” sull’attività svolta dai missionari nel mondo. Dal Vaticano, 22 ottobre 2017)

«Alle anime semplici non occorrono mezzi complicati».

S. Teresa di G. Bambino

CI STA A CUORE DAVVERO?

Quattrocentocinquant’anni fa nasceva, anche a Padova, accanto alla Cattedrale, il seminario diocesano. Cento anni dopo, il giovane vescovo Gregorio Barbarigo diede un nuovo impulso alla comunità formativa (…) soprattutto rilanciando nelle parrocchie quella che oggi chiamiamo “animazione vocazionale”. In pochi anni il seminario divenne il “cuore del cuore della diocesi. (…) Vivendo l’esperienza dall’interno, riconosco che la riflessione educativa è viva, altrettanto, però, non mi sembra l’attenzione delle comunità cristiane. Passato il timore di qualche anno fa di fronte al brusco calo dei seminaristi e delle ordinazioni presbiterali, mi pare si stia accentuando una certa abitudine, se non il disinteresse, verso questa realtà e la stessa vocazione presbiterale. Addirittura, in certe occasioni, arriviamo a teorizzare una Chiesa senza preti, dove siano più protagonisti i laici, come se le due cose fossero in alternativa, piuttosto che l’una necessaria all’altra per essere il “corpo dalle diverse membra” che il Signore desidera. (…) Vivere il mese del seminario all’inizio di un nuovo anno pastorale, è l’occasione per “risvegliare i nostri generosi cuori” (san Gregorio Barbarigo) e rimettere al centro delle attenzioni pastorali la cura vocazionale di tutti i giovani.

(don Silvano Trincanato; La difesa del popolo)